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Operazione Shingle: lo sbarco ad Anzio e Nettuno
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Escrito por Mario Ragionieri   

Di nuovo insieme cari amici lettori per una nuova vicenda della intricata guerra sul fronte italiano.
Lo sbarco ad Anzio e Nettuno; in codice operazione SHINGLE. Spero che troviate di gradimento quanto ho scritto e quanto andrò scrivendo e naturalmente ogni commento sarà sempre il benvenuto; la speranza mia è sempre quella di riuscire ad aprire una specie di " Chat" per scambiarci le opinioni, le domande, le impressioni. Forse un giorno arriveremo a tanto.
Dunque veniamo a noi e all'operazione in questione. Parliamo di una operazione di sbarco che ebbe , va detto, in tutte le sue fasi, dalla progettazione alla messa in atto fino alla conclusione una vita così difficile e travagliata tanto che tutto si svolse in modo completamente diverso da quanto si erano ripromessi gli ideatori e questo fece diventare l'operazione militare un caso " clinico" nella storia della II guerra Mondiale.

Ma cosa successe veramente? Gli Alleati si erano illusi in una campagna d'Italia dal rapido svolgimento dove sarebbe stata solo una questione di tallonare le truppe tedesche in ritirata e combattere scontri di retroguardia; ma non fu così. L'accettazione da parte di Hitler del piano di Kesselring che prevedeva di contendere palmo a palmo il terreno al nemico con la realizzazione di linee difensive attrezzate e ben fortificate in successione da sud a nord in modo da passare da una non più possibile da tenere a quella successiva, quando la situazione diventava precaria, mise in gravissima difficoltà il Comando alleato che non si aspettava un simile atteggiamento dei tedeschi in Italia. Dopo i vari scontri da me citati negli articoli precedenti i tedeschi si attestarono verso la fine del 1943 su una linea ben fortificata e ritenuta piuttosto sicura la linea Gustav di cui Cassino era un perno fondamentale.

Gli Alleati sapevano che presto i mezzi da sbrco a loro disposizione nel Mediterraneo e gran parte della marina da guerra sarebbe stata tolta da quel teatro per la preparazione della invasione della Francia del nord cioè lo sbarco in Normandia, per cui era indispensabile se si doveva effettuare una azione anfibia farla in quel momento in cui le forze da sbarco e i mezzi c'erano.


L'occasione molto ghiotta per il comando alleato si presentò proprio con l'approssimarsi delle truppe alla liena Gustav dove già dai primi combattimenti appariva chiaro che il terreno scelto dai tedeschi per opporre resistenza era idoeno e ben fortificato e che affrontare la battaglia sarebbe stato molto dispendioso.

 


Serviva dunque una manovra che in coincidenza dell'attacco frontale alla linea di difesa, permettesse di aggirare l'ostacolo, effettuando uno sbarco alle spalle dei tedeschi in una zona che si riteneva e a ragione, poco fortificata e difesa. Questa azione se ben condotta avrebbe permesso non solo di puntare rapidamente su Roma ma di tagliare fuori gran parte delle truppe tedesche schierate sulla Gustav che avrebbero, nel caso di reazione allo sbarco , dovuto distogliere reparti dalla linea Gustav poichè in quel momento in Italia non c'erano almeno sulla carta altre truppe da poter schierare , sguarnendola a tutto vantaggio degli Alleati che la attaccavano.
Insomma il piano presentava , se ben attuato e gestito, dei notevoli vantaggi tattici. Il generale Clark comandante della 5° armata americana rimasto scottato dall'esperienza di Salerno, aveva chiesto una forza di assalto di almeno tre divisioni, ma fu presto convinto che ne sarebbero bastate due. Anche Churchill ne era convintissimo; in un messaggio inviato ai Capi di Stato Maggiore britannici il 26 dicembre 1943 scrisse che" Il successo dello sbarco dipende dalle forze impegnate nello sbarco iniziale. Qualora ammontassero a due divisioni al completo più reparti di paracadutisti, l'operazione dovrebbe riuscire senz' altro... IL nemico dovrebbe fronteggiare le forze sbarcate richiamando truppe dal fronte della 5° armata e con un ripiegamento immediato. Si dovrà assicurare alle forze sbarcate viveri e munizioni per almeno quattro giorni. Non si intende trattenerle a lungo in riva al mare ma provocare una decisiva battaglia nell'arco di una settimana o di 10 giorni".
Il maresciallo Alexander era della stessa opinione tanto che in uno dei suoi tanti messaggi si legge che: " Appare dubbio che il nemico possa conservare la linea di difesa organizzata che passa per Cassino di fronte ad un attacco coordinato dell'armata.... Il sopravvenire di questa minaccia (cioè lo sbarco ad Anzio) lo indurrà a ritirarsi dalla sua posizione difensiva non appena i renderà conto dell'ampiezza di tale operazione".



Purtroppo per gli Alleati le scelte che fece Kesselring non erano nella direzione che gli Alleati si aspettavano. Il giorno stesso dello sbarco ( 22 gennaio 1944) egli constatò la modestia delle forze sbarcate e la lentezza con cui avvenivano le operazioni di scarico. Giudicò quindi, ed in modo corretto, che l'operazione anfibia non era dell'ampiezza come descritta da Alexander ma anzi manifestava ristrettezza e scarsa decisione. Con questa visione in testa prese le contromisure necessarie ed immediate tipiche del suo temperamento. Gli Alleati avevano inoltre sottovalutato Kesserling per un' altra cosa e cioè che egli si era reso garante di fronte ad Hitler della tenuta della linea Gustav e di conseguenza non avrebbe mai abbandonato senza combattere e senza aver giocato tutte le carte quella linea (la Gustav) così importante per la difesa dell'Italia del sud e di Roma. Abbandonarla avrebbe sicuramente per lui significato l'esonero dal comando e ciò non rientrava nei suoi progetti. Lo sbarco avvenuto in modo estremamente lento a causa dell'isufficienza del naviglio da trasporto, non solo non impressionò i tedeschi ma li convinse che era possibile prendere delle immediate contromisure per fronteggiarlo. Il comando germanico riuscì a circoscrivere la testa di ponte alleata in pochi giorni con truppe fatte arrivare da ogni parte d'Italia e dall'Europa , dalle guarnigioni delle città dai presidi ecc. In effetti gli alleati erano sbarcati con il IV corpo d'armata agli ordini del generale LUCAS alle ore 14 del 22 gennaio 1944 mentre la 3° divisione americana e la 1° divisione britannica erano sbarcate rispettivamente a sud e a nord della cittadina di Anzio. Lungo la costa i tedeschi opposero pochissima resistenza e gli alleati poterono fare prigionieri i pochi soldati del locale presidio e si avviarono praticamente indisturbati per la campagna circostante. Prima della mezzanotte di quel giorno circa 36.000 uomini e oltre 3000 automezzi erano stati sbarcati sulla spiaggia.



Alexander disse che " abbiamo ottenuto una sorpresa quasi completa. Ho sottolineato l'opportunità di spingere in avanti pattuglie mobili, dotate di buona potenza di fuoco per prendere contatto con il nemico , ma fino a questo momento non ho avuto alcuna notizia sulla loro attività". Churchill completamente daccordo su questo punto rispose che " Sono felicissimo che procediate rapidamente a puntate in profondità invece di attardarvi a consolidare la testa di ponte". Ma a questo punto intervenne l'imprevedibile Lucas che non volle iniziare l'offensiva senza i carri armati e l'ariglieria pesante ed attese 72 ore per consolidare le sue linee limitandosi semplicemente al rafforzamento della testa di ponte preoccupandosi sopratutto che venissero sbarcati gli automezzi e i materiali. La strada per Roma in quel momento ( circa 60 chilometri) era completamente sgombra ma il prudente ( anche troppo) Lucas, temendo di cadere in qualche trappola ordita dai tedeschi, preferì fare trincerare i soldati nella testa di ponte per attendere l'arrivo delle divisioni di riserva.





Quando decise di partire all'attacco si trovò di fronte 8 divisioni tedesche. Il 22 e il 23 gennaio i soldati alleati furono impiegati per attacchi esplorativi di nessuna importanza nella direzione di Cisterna e di Campoleone.
Nelle sette settimane che seguirono i combattimenti furono durissimi tanto che il 4° corpo d'armata in soli 4 giorni tra il 16 febbraio e il 20 vide morire circa 5 mila uomini; i tre battaglioni delle Guardie persero circa l'80% delle loro forze ed il 1° battaglione Irisch Guards cessò di esistere come forza combattente. Lucas commise un errore madornale che trasformò l'operazione da rapida ed efficace in un pantano pericolosissimo come pittorescamente la definì Churchill nel suo linguaggio: " avevamo pensato di lanciare sulle spiagge un gatto selvatico e ci troviamo invece con una balena arenata". Lucas fu sostituito con il più energico generale Truscott.
Ma vediamo cosa successe realmente in campo tedesco. In effetti il generale Mackensen comandante della 14° armata fu colto di sorpresa dallo sbarco ma reagì immediatamente e con le poche forze di cui disponeva organizzò una prima resistenza; poi intervenne Kesselring. La maggior parte delle sue truppe era impegnata sul fronte di Cassino ma egli riuscì in 48 ore a mettere insieme l'equivalente di due divisioni per fronteggiare ogni ulteriore avanzata del nemico. Il giorno 25 la testa di sbarco poteva a suo dire considerarsi abbastanza sicura; la 3° divisione americana era a pochi km da Cisterna mentre la 1° divisione britannica era a tre Km da Campoleone. Nei giorni successivi cioè già dal 30 gennaio mentre si combatteva duramente a Cassino il IV corpo d'armata lanciò il suo primo attacco in forze riuscendo a prendere terreno ma senza raggiungere Cisterna e Campoleone. I tedeschi anche di fronte ad una violenta offensiva aerea contro le loro linee di comunicazione, erano riusciti a rafforzarsi ed erano in grado di opporre una valida resistenza. Reparti di almeno 8 divisioni fronteggiavano nemici su posizioni che avevano avuto il tempo materiale di fortificare. Un violento fuoco di artiglieria colpiva le affollatissime posizioni degli alleati e anche le navi ancorate al largo subivano danni a seguito di attacchi aerei notturni. La resistenza delle truppe tedesche si era andata accentuando specialmente nella zona di Cisterna e di Campoleone. La fanteria americana si era battuta per la presa di Cisterna e gli uomini cominciavano ad essere stanchi ma il centro distava ancora un miglio mentre la situazione dei britannici a Campoleone non era migliore ; ma Alexander era sempre rassicurante e diceva che :" Tra breve saremo in grado di lanciare un attacco in forze opportunamente coordinato in modo da conseguire il nostro scopo di tagliare la principale linea di rifornimento nemica. Ho già impartito l'ordine i piani in tal senso". Ma prima che il piano di Alexander fosse messo in atto il 3 febbraio i tedeschi lanciarono un violento contrattacco che eliminava gran parte della 1° divisione britannica e metteva in serio pericolo l'intera testa di sbarco. Il generale Wilson dichiarò che " La testa di ponte è circondata e le nostre forze che si trovano all'interno di essa non sono in grado di avanzare". Da notare che a parte i 4000 autocarri addetti al traffico tra i mezzi da sbarco e la spiaggia, circa 18.000 automezzi erano stati sbarcati sulla spiaggia di Anzio in due settimane per servire una forza di circa 70.000 uomini.



I tedeschi stavano intanto pianificando un attacco in grande stile con lo scopo preciso di rigettare a mare gli Alleati. La cattura della fattoria Carroceto e di Bonriposo nella parte ovest del fronte, dette ai tedeschi la posizione chiave da cui lanciare l'attacco contro la testa di ponte di Anzio. La buona rete stradale che va da sud a sudest offriva l'opportunità per l'impiego di carri armati; nessun ostacolo naturale impediva l'avanzata. Il comando alleato prese in seria cosiderazione il fatto che appena i tedeschi avessero completato lo schieramento delle loro forze essi avrebbero attaccato attraverso la strada di Albano in contemporanea ad un attacco diversivo su tutto il fronte di Anzio. L'assalto doveva essere condotto dal 1° corpo paracadutisti verso la parte ovest della strada per Anzio e dal LXXVI corpo corazzato dalla parte est.
Il primo assalto doveva comprendere 6 divisioni e cioè la 4° paracadutisti ( solo alcune unità di questa divisione) , la 65° divisione di fanteria la 3° Panzer Grenadiere, la 114° divisione di fanteria leggera , la 715° divisione di fanteria e alcuni reparti della divisione corazzata Hermann Goering, e ancora la 26° Panzer Division e la 29 ° Panzer Grenadier Division e due battaglioni di supporto di carri pesanti Tigre e Panther. Era decisamente una forza notevole ; la 14° armata alla data del 12 febbraio aveva sotto il suo comando circa 120.000 uomini di cui 70.000 truppe combattenti
La data per l'assalto fu fissata per il 16 febbraio ed era essenziale sfondare lo schieramento nemico. Il generale Makensen sembra che avesse dei dubbi circa la capacità della sua 14° armata di spingere fino al mare le truppe nemiche ed eliminare la testa di ponte alleata ad Anzio, ma l'alto comando germanico appariva molto ottimista e Hitler dette la sua personale approvazione al piano l'11 febbraio. Per il successo i tedeschi contavano molto sulla loro superiorità numerica e in un migliore equipaggiamento compreso un numero elevato di pezzi di artiglieria pesante completi di abbondanti scorte di munizioni. I tedeschi non sottovalutavano comunque la capacità di resistenza degli alleati; anche se la 1° divisione britannica e la 3° americana avevano subito pesanti perdite, il morale in generale dei reparti alleati era elevato.
L'offensiva tedesca ebbe inizio il 16 febbraio alle ore 6 con un violento fuoco di artiglieria che durò circa mezz'ora , poi l'attacco da Campoleone in direzione sud di circa sei divisioni appoggiate da 450 pezzi di artiglieria. A dare inizio alle danze furono la 3° Panzer Grenadiere e la 715° divisione di fanteria appoggiate da carri armati contro le posizioni tenute da unità della 45° divisione americana. Questo attacco capitava in un momento difficile per gli Alleati perchè la 45° divisione americana e la 56° britannica erano appena arrivate dal fronte di Cassino per sostituire la 1° britannica e si trovarono subito coinvolte nella battaglia.



Sotto la pressione tedesca lo schieramento fu costretto ad arretrare verso il perimetro iniziale della testa di sbarco ma si doveva impedire ogni ulteriore avanzata tedesca; il rischio era che i cannoni a lunga gittata tedeschi avrebbero potuto colpire il punti di attracco delle navi e distruggerle. Gli Alleati riuscirono ad arrestare miracolosamente l'attacco tedesco e a contrattaccarlo immediatamente sfruttando tutta la superiorità aerea e le artiglierie di cui disponevano e alle quali si aggiunsero quelle navali. La sacca era ridotta ad appena due km di profondità e le forze alleate non furono ricacciate in mare solo per due motivi e cioè il maltempo che durò a lungo e trasformò la pianura in uno sterminato lago di fango che bloccò i pochi carri e semoventi di cui ancora i tedeschi disponevano e come secondo motivo l'azione dell'artiglieria navale che con i suoi incessanti bombardamenti distrusse continuamente le postazioni tedesche. Il combattimento fu durissimo con perdite rilevanti da entrambe le parti ma la battaglia di arresto fu vinta dalle forze angloamericane .
I tedeschi fecero un ultimo tentativo alla fine di febbraio contro la 3° divisione americana usando tre divisioni ormai indebolite e scoraggiate dal precedente scontro e il conseguente insuccesso. Gli americani resisterono caparbiamente e l'attacco fu spezzato in un sol giorno con la perdita da parte dei tedeschi di circa 3500 uomini. il 1° marzo Kesselring riconobbe la sconfitta .
Era riuscito a far fallire lo sbarco ad Anzio ma non era riuscito però a distruggere la testa di sbarco. Da quel momento la guerra ristagnò ad Anzio con trinceramenti da entrambi i settori e scaramucce ma non più scontri veri e propri fino a che con l'offensiva su Cassino del 18 maggio il fronte di Anzio si rimise in moto per la successiva liberazione della città di Roma che avvenne il 4 giugno 1944.

Abbiamo brevemente descritto la storia della Battagia di Anzio una storia piena di speranze iniziali e di delusioni profonde; dopo un brillante inizio e sinceramente un ottima idea dal punto di vista tattico, per ragioni di vario genere tra le quali un comando incapace, tutto naufragò nel giro di pochissimi giorni consentendo ai tedeschi colti letteralmente di sorpresa di attuare una brillante operazione di tamponamento prima e di contrattacco poi per cercare di eliminare la testa di sbarco. Entrambi i contendenti si fecero artefici di gesta valorose pensando che fosse possibile per gli uni arrivare a tagliare le linee tedesche e per gli altri di rigettare gli Alleati a mare. L'americano Lucas pensò soltanto a consolidare la testa di ponte nel timore costante di essere ricacciato a mare senza pensare di effettuare azioni offensive verso i colli Albani e senza tentare almeno di puntare su Roma. Il maresciallo Kesserling senza cedere al panico, più che giustificabile in una situazione del genere, riuscì a fronteggiare la testa di sbarco raccogliendo uomini in ogni lato d'Italia e senza cedere un solo pezzo di terreno sul fronte di Cassino. Lo sbarco era fallito nelle sue intenzioni ma nemmeno i tedeschi erano riusciti a rigettare in mare il nemico. L'unica lancia che si può spezzare a favore dell'operazione Shingle è che essa fu il definitivo banco di prova per la pianificazione dell'operazione " Overlord" ovvero lo sbarco nel nord della Francia.
Roberto Battaglia scrisse che " Solo dopo il fallimento dello sbarco ad Anzio si provvide seriamente ad organizzare l'operazione " Overlord" , rimasta fino a quel momento allo stadio di un piano di stato Maggiore". La battaglia di Anzio ebbe anche il merito di tenere impegnata l'intera 14° armata tedesca fino al 4 di giugno senza poterla fare affluire sul fronte di Cassino.
Finita la guerra Kesselring dichiarò alla stampa americana che " Se non aveste messo a prova la vostra forza contro di noi ad Anzio e Nettuno, non sareste mai passati nella Francia settentrionale". Queste parole sono forse la risposta più interessante a chi ancora sostiene l'inutilità dello sbarco ad Anzio.

MARIO RAGIONIERI

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Ricordo ai lettori le mie pubblicazioni di storia del periodo 1918/1946 che si trovano in vendita nelle librerie:

-- 8 settembre 1943 fine di un sogno di gloria. Editori dell'Acero, 2001

-- Dalla democrazia al regime 1919-1929 i primi anni del fascismo. Editori dell'Acero, 2003

-- Hitler e Stalin il tempo dell'amicizia e il tempo della guerra... Editori dell'Acero, 2004