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D. Nicolle, V. Shpakovsky, Kalka River 1223
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Escrito por Pino Cossuto   

David Nicolle; Viacheslav Shpakovsky, Kalka River 1223. Genghiz Khan's Mongols invade Russia.
Osprey Publishing, Campaign series N° 98, Oxford, 2001, pp. 96. ISBN 1 84176 233 4

"Furono allora uccisi molti principi russi. Si levarono i principi russi in difesa dei Polovcy e furono battuti al di là del Dnepr sul fiumicello Chortica, nella pianura della terra cumana del Kalka e sulle alture del Kalka, il sedicesimo giorno del mese di giugno", così ricorda il Pianto sulla distruzione di Rjazan', narrante la gloria e la sventura delle terre russe a causa di "pagani sconosciuti" generati da remoti biblici incubi e provenienti da infernali regioni al fine di punire poco osservanti principi e popoli.
Il nuovo popolo che irrompe nelle steppe occidentali, o meglio, nelle steppe orientali dell'Europa, guidato dal figlio di Çengiz Khan, Coçi, dal grande condottiero degli Uriankut Sübotay Bahadýr e da altri formidabili strateghi, creerà uno dei più estesi e formidabili imperi della storia: quello mongolo.
La sconfitta che i Mongoli infersero ai Russi e ai Polovzy (Cumani) sul Kalka fu solo l'avvisaglia della grande invasione mongola che travolgerà l'Europa orientale tre lustri dopo ma fu, allo stesso modo, l'inizio del lungo canto del cigno della confederazione cumano-kýpçak e la rottura del delicato equilibrio politico stabilitosi tra i principati russi e le popolazioni circostanti, in special modo quelle di lingua turca.
Se la causa della disfatta russa per mano dei Mongoli, e del conseguente plurisecolare "giogo tataro" sulle terre russe, furono i "peccati" annunciati (invocati?) allo stesso modo da dotti teologi e preti di sperdute lande o, più realisticamente, una serie di situazioni da analizzare in dettaglio al fine di stabilire una consequenzialità degli eventi, una risposta preliminare ci viene da un recente saggio di David Nicolle e di Viacheslav Shpakovsky, pubblicato dalla Osprey Publishing.
Una delle obiezioni pregiudiziali che si potrebbe fare a questo saggio è che gli autori hanno ben chiaro lo scopo divulgativo del volume, come se la divulgazione scientifica, anche quando accurata, sia una virale e perniciosa febbre dalla quale lo "studioso" deve difendersi. Al contrario, come la lunga esperienza di Oriente Moderno dimostra, la divulgazione scientifica è oltremodo utile alla conoscenza, presso gli strati più ampi e vari dell'utenza, di un "Oriente" troppo spesso mistificato e inquinato da pubblicazioni riflettenti cliché e luoghi comuni.
Il presente volume è basato su una ricca bibliografia (p. 93-94), nella quale compaiono alcuni dei lavori più significativi riguardo l'area, le genti, il periodo della battaglia detta comunemente del fiume Kalka della quale, come gli autori fanno notare non è stata ancora determinata, con esattezza, né la data (p. 31), né il luogo (p. 92).
La cronologia inserita alle p. 15 e 16 che va dal 1167 (data probabile della nascita di Temüçin) al 1237-42 (seconda invasione mongola dell'Europa orientale) ci informa, sinteticamente ma dettagliatamente, sugli avvenimenti principali che portarono i Mongoli a vincere sui Russi e sui loro alleati Cumani.
Furono proprio i Cumano-kýpçak di Köten Khan, che erano abbastanza bene informati dei movimenti che i Mongoli stavano effettuando nelle steppe orientali, a chiedere aiuto ai Russi al fine di fermare nuovi invasori. Giusto spazio, nel presente volume, hanno le varie popolazioni che condivisero con i Russi quegli avvenimenti: i Cumani innanzitutto, ma anche i Berindei (i Torkij degli Annali Russi), i Brodnici e le popolazioni turche e finniche che combatterono dall'una o dall'altra parte. I vari gruppi umani avevano culture simili se pur distinguibili e idiomi differenti ma, come sottolineano gli autori, ciò non impediva loro di formare alleanze e di contrarre matrimoni reciproci.
L'onomastica dei Cumani del periodo del Kalka è oltremodo chiarificatrice per ciò che concerne l'appartenenza religiosa degli stessi: abbiamo infatti tra i condottieri, oltre a dei nomi tradizionali turchi, anche dei nomi cristiani o slavi (i più noti tra i quali sono Danil figlio di Kobiak e Yuri figlio di Konçak), evidenti segni di gruppi umani che non rifiutavano gli apporti culturali dei vicini.
L'avanzata dei Mongoli verso il Kalka fu fulminea. Infatti dopo aver predato l'Irak settentrionale e l'Iran occidentale, gli eserciti di Cebe e Sübötay raggiunsero il Caucaso e sconfissero un esercito georgiano di notevoli dimensioni numeriche. Sconfitti i Georgiani con un abile manovra d'accerchiamento, i Mongoli giunsero nel Caucaso settentrionale, dove non riuscendo a sconfiggere Cumani e Alani, ne ruppero con un abile gioco politico l'alleanza al fine di combatterli separatamente. In seguito i Mongoli si diressero a predare Soldaia (Sudak). A questo punto i Cumani, sentendosi incapaci di sostenere l'avanzata dei Mongoli, chiesero aiuto ai Russi, al tempo divisi sul piano politico. Si arrivò così al confronto sul fiume Kalka, che questo libro descrive nei minimi dettagli.
Se interessanti sono le note biografiche sui comandanti degli opposti schieramenti, quello mongolo e quello russo-cumano il punto di forza del volume è rappresentato, in effetti, dal ricco apparato iconografico che comprende quasi un centinaio di fotografie (ognuna con una dettagliata didascalia) raccolte dall'autore in vari musei e luoghi, quattro mappe a colori fisico-politiche (p. 8-9: "Le steppe eurasiatiche e le terre circostanti nel primo XIII secolo"; p. 57: "La concentrazione delle armate russe nel primo XIII secolo"; p. 61: "L'avanzata dei Russi e dei Polovzi contro i Mongoli, 16-31 maggio 1223"; p. 87: "Il ritiro dei Mongoli"), tre dettagliatissimi piani di battaglia in rilievo (p. 66-67: "L'attacco russo della mattina del 31 maggio 1223"; p. 70-71: "Il contrattacco mongolo di mezzogiorno"; p. 76-77: "La disfatta dei Russi").
Oltremodo valide sono le illustrazioni a colori di Victor Korolkov che meritano di essere descritte: p. 20: "Mongoli che si preparano per la battaglia", basata su Giovanni da Pian del Carpine e su vari ritrovamenti archeologici, p. 36-37: "Nobili russi: cavaliere pesante della guardia personale del principe di Suzdal (fig. a sinistra), principe russo (fig. centrale), cavaliere pesante della guardia personale del Gran Principe di Kiev (fig. a destra); p. 44-45: "Nobili polovzy: Khan dei Polovzy (fig. a destra), cavaliere pesante polovzy (fig. centrale), nobile guerriera polovzy (fig. a destra) ; p. 64: "Episodio della cattura da parte dei Russi del generale al servizio dei mongoli Gemyabek"; p. 65: "Impedimenta russi in marcia"; p. 68: "Sübotay e Cebey studiano l'avvicinarsi dei Russi"; p. 69: "Vasilyok perforato da una lancia" interessante per esemplificare come i Mongoli, contrariamente a quanto si pensi comunemente, non combattevano soltanto da lunga distanza con i loro celebri archi compositi e che il Kalka fu anche battaglia di pesante cavalleria catafratta; p. 71-72: "I Mongoli attaccano il campo trincerato a vagoni dell'esercito di Kiev"; p. 74: "La fuga del principe di Galizia Mstislav Mstislavic); p. 78-79: "I Mongoli banchettano sui corpi dei vinti fino a soffocarli" ).
I dettagli della battaglia contenuti in questo volume rafforzano le considerazioni di N. V. Riasanovsky, il quale non è certo un partigiano dell'eurasianesimo, sulla ragione della irrefrenabile capacità guerriera dei Mongoli: "I loro successi non possono più essere attribuiti, come si faceva in passato, alla loro schiacciante superiorità numerica. Essi sono piuttosto frutto di un'efficace strategia, della loro straordinaria capacità come cavalieri mobilissimi, della loro resistenza e di un modo di combattere disciplinato e coordinato, coadiuvato da un'organizzazione che da certi punti di vista merita di essere paragonata a uno stato maggiore moderno", piuttosto che quelle contenute in un opera divulgativa "ufficiale" e chiaramente russo-centrica di discreta circolazione redatta da validi studiosi dell'ex Unione Sovietica, ovvero i Lineamenti di Storia dell'URSS: "Le cause dei successi militari dei Mongoli vanno ricercate nel fatto che essi si trovavano a uno stadio più primitivo dell'evoluzione dei rapporti feudali, quando cioè non si erano ancora sviluppate le lotte intestine ed esisteva una organizzazione militare resa compatta da una ferrea disciplina, mentre i popoli più evoluti che fronteggiavano i Mongoli erano già nella fase del feudalesimo maturo e della disgregazione politica che questo comporta".
L'accurato volume di "divulgazione" di D. Nicolle e di V. Shpatokovsky contribuisce a fornire al lettore, con la forza di un rigoroso apparato iconografico e di un testo sintetico ed essenziale, interessanti confronti visuali ed immediate comparazioni sull'arte militare dei Russi, dei Mongoli e dei Cumani del principio del XIII secolo, superando aprioristici preconcetti tra "superiore" ed "inferiore" (a vari livelli) che poco hanno a che vedere con la realtà storica.

N.B. Le note sono state elise da questo testo, ma possono essere reperite sulla versione cartacea (Recensione apparsa su Oriente Moderno, n.s. XXI (LXXXII), 2 (2002), p. 555-559).

Giuseppe Cossuto Ph.D. (http://digilander.iol.it/cossuto) si occupa da anni di storia dei popoli turchi e dell'Est Europa. Ha pubblicato due libri e ha all'attivo numerose ricerche e pubblicazioni su riviste internazionali.

Crede fermamente che se ci fossero più soldatini e meno soldati, nel mondo ci sarebbero più colori e meno cadaveri.