Skip to content
You are here:Accueil arrow Articles arrow Armées arrow Le Forze Armate della R.S.I. dall'armistizio alla fine


Le Forze Armate della R.S.I. dall'armistizio alla fine
(2 voti)
Écrit par Mario Ragionieri   

Cari amici lettori continuo il racconto, che spero sia interessante, sulle vicende italiane della II G.M.
Questa volta parlerò delle Forze armate della RSI, brevemente perchè sarebbe lungo il discorso, dal mio ultimo libro "SALO' E L'ITALIA NELLA GUERRA CIVILE" in fase di pubblicazione. Buona lettura e ... attendo come al solito le vostre osservazioni.

La decisione presa da Mussolini di autorizzare Ricci ad organizzare quella che sarà la G.N.R. a fine novembre aumentò la confusione interna del panorama delle varie milizie che si erano formate spontaneamente dopo l'8 settembre per andarsi così a sommare e spesso a sovrapporre a quelle esistenti; in questo clima iniziò la caccia all'accaparramento della recluta al fine di aumentare le forze che i reparti nascenti avevano sotto il loro comando. Nella confusione totale Kesselring, sempre attento alla situazione interna della RSI, consigliava Hitler di trasformare l'Italia in un territorio di occupazione se voleva essere sicuro della tenuta del fronte italiano.
Il primo bando di arruolamento piombò sugli italiani il 4 novembre 1943 con il richiamo alle armi delle classi 1924 e 1925. I giovani si trovano ad un bivio e devono scegliere spesso in modo sofferto; nel passato tutti hanno vissuto obbedendo sia per abitudine che per educazione ricevuta, ora devono scegliere con chi stare. Molti scelgono di arruolarsi, altri cercano di evitare il servizio militare con l'esonero per i motivi più diversi, altri, non molti all'inizio, prendono la decisione di nascondersi. Chi si presenta non è affatto convinto della scelta fatta e nello zaino ripone un abito borghese e decide di evadere dalle caserme appena arrivato oppure di fuggire dai treni che li portano a destinazione.
La paura che l'arruolamento nel nuovo esercito sia solo uno stratagemma per finire in mano ai tedeschi costringe i più a lunghi ripensamenti densi di paure. Da un lato le famiglie spingono i figli verso una scelta che non comporti noie con la giustizia militare, ma nel cuore c'è sempre il desiderio che la guerra finisca prima che il figlio vada al fronte. Forse uno su due non si presenta o fugge prima di raggiungere la destinazione tanto che Graziani il 15 novembre decide di radiotrasmettere un messaggio di incitamento all'arruolamento nell'esercito della RSI che si stava costituendo, in questi termini: "Giovani soldati! Voi non potete titubare nella scelta, voi che sentite fortemente battere nel vostro petto il cuore della Patria che vi chiama, e vi indica la giusta e vera via da seguire. Ascoltatela religiosamente e ubbiditela. Vi attendono le vostre bandiere e i vostri capi legittimi. Vi attendono anche gli alleati germanici a combattere ancora una volta al loro fianco e ci restituiranno così la fiducia tradita non dal popolo, ma da chi doveva tutelare l'integrità e la lealtà dei patti sacrosantamente sanciti".



Non essendo più possibile rimandare il programma militare della RSI per ragioni di prestigio personali e della Repubblica, Mussolini decise di inviare un telegramma al Fuhrer il 29 novembre in questi termini: "Nell'accordo firmato nell'ottobre scorso dal generale Canevari era stabilito che la prima delle quattro divisioni del nuovo esercito repubblicano dovesse essere costituita dalle truppe internate ora in Germania. Fu costituita a questo scopo una missione militare permanente alle dipendenze del generale Canevari . Mi si comunica ora la decadenza dell'accordo. Vi chiedo Fuhrer, di confermare urgentemente questo accordo e cioè che la prima delle quattro divisioni sarà costituita dai migliori soldati ora in Germania.
Date o Fuhrer, a questi uomini, e a coloro che desiderano volontariamente farlo, l'onore di combattere, ed eviterete così, Fuhrer, la grave umiliazione che inevitabilmente deriverebbe dal fatto che mentre i traditori stanno costituendo un esercito per gli anglo-sassoni, l'Italia repubblicana non può fare altrettanto. Sono sicuro Fuhrer, che Voi, con il Vostro profondo senso politico, verrete incontro al mio desiderio... che rafforzerà anche l'autorità del mio governo e la fiducia del popolo".
Rahn allarmato dal testo del telegramma si recò da Mussolini per esprimere le perplessità delle autorità militari tedesche molto preoccupate per la situazione interna italiana ed in particolare le loro preoccupazioni erano dovute al fatto che: "Il seguito del maresciallo Graziani comprende per lo più ufficiali del vecchio esercito, la cui fedeltà all'ideologia fascista e alla Germania appare sotto molti aspetti dubbia, e tendenti ora a riunire nelle loro mani tutto il potere in Italia. Essi mirano a controllare non solo il settore militare, ma anche quello sociale ed economico e creare una autorità statale impersonata da Graziani e non di tendenza fascista. L'osservazione del generale Canevari al maresciallo Kaitel che non si poteva porre il problema di un esercito fascista, ma solo di un esercito repubblicano, la sua richiesta che le nuove divisioni fossero reclutate esclusivamente tra gli internati militari italiani, il suo vago cenno a un giuramento delle truppe al solo Graziani, il suo desiderio di stabilire campi di addestramento nel nord Italia, il suo rifiuto a mandare coscritti in Germania lasciandoli in Italia, tutto ciò ha dato al comando militare tedesco giusto motivo di ansietà".
Rahn proseguì che ne Mussolini ne i tedeschi volevano una ripetizione del tradimento italiano e che quindi era molto pericoloso impiegare per formare il nuovo esercito italiano proprio le "Badogliotruppen", cioè gli internati in Germania che avevano in pratica disertato dopo aver voltato le spalle ai tedeschi.
Era necessario creare il nuovo esercito con reclute non contaminate e quindi disponibili a formare reparti pronti a combattere a fianco dei tedeschi anche se Mussolini temeva che l'invio delle reclute in Germania per l'addestramento avrebbe creato un brutto effetto psicologico sulla popolazione italiana. Comunque nella riunione che durò cinque ore furono prese le seguenti decisioni: inviare in Germania le reclute per formare quattro divisioni e soddisfare le richieste dei tedeschi di 12.000 uomini per la X armata, 18.000 per la XIV armata, 43.000 per l'aviazione il che sarebbe stato fatto non appena possibile.
Dunque la riunione si chiuse con l'accettazione formale di Mussolini dei protocolli di Berlino : "Il solo fatto grave... è l'impegno ormai assunto di inviare in Germania le reclute. Mussolini e Graziani non possono mandarlo giù. Temono giustamente che una parte di giovani... taglino la corda al momento della partenza. Il maresciallo è ancora più esasperato del Duce, perché non vede alcuna possibilità di mutare le cose senza il pericolo di venire tacciato dai tedeschi di slealtà; ciò che non mancherebbe di complicare ancor più la difficile e intricata situazione dei nostri rapporti con loro".
E' curioso leggere quanto scrive un militare italiano mandato in addestramento in Germania per la formazione delle quattro grandi unità facendo un amaro raffronto fra quello che era l'esercito italiano e quello tedesco: "Nell'esercito tedesco poi gli ufficiali hanno i diritti e i doveri come tutti i soldati, vestono di quel che vestono i soldati... Quando ripenso, appunto, vedendo ciò, ai nostri ufficiali, mi viene da ridere, proprio mi sembrano tanti manichini da esporre in vetrina, Sono capaci di eleganza, ruberie e soprusi di ogni genere, anche per il rancio nessuna distinzione, persino i generali mangiano il rancio preparato per la truppa e in ugual dose. Sola differenza è che questi comandano e gli altri ubbidiscono. Con questo sistema, quel che sembrerebbe rigidissima disciplina, diventa automaticamente la cosa più naturale di questo mondo; quando il soldato è trattato da soldato nel vero senso della parola, e non da schiavo e straccione come eravamo trattati noi, tutto diventa piacevole e sopportabile".



I reparti della RSI nascono fin dall'inizio in modo spontaneo per la voglia di lavare, con la ripresa della lotta a fianco dei tedeschi, l'onta del tradimento dell'8 settembre che a molti apparve una cosa gravissima per la storia dell'Italia. Alcune unità vengono direttamente incorporate nelle forze armate germaniche altre si costituiscono in battaglioni ad opera di comandanti che non accettano il voltafaccia e che decidono di combattere a fianco dei tedeschi portandosi dietro tutti o quasi gli uomini alle loro dipendenze. Probabilmente l'ascendente che avevano sugli uomini fu da solo capace di convincere queste persone ad essere fedeli all'alleanza ed a combattere una guerra che ormai appariva perduta. Fu solo per onore? O per opportunismo come spesso hanno sostenuto alcuni appartenenti all'opposto schieramento? Certo possono esserci entrambe le motivazioni ma dobbiamo anche dire che nella testa degli italiani e specialmente dei militari in quel momento e nei mesi successivi, c'era una grossa confusione su quale era la vera Italia in cui servire e quale era il vero governo attendibile legittimo a cui dare credito. Il richiamo di Mussolini e la figuraccia del Re e di Badoglio nella gestione dell'armistizio furono senza dubbio la molla che fece scattare nei più giovani specialmente, nati nel culto del duce e nella fede fascista, il desiderio di redenzione e di dimostrare che gli italiani sapevano essere dei buoni soldati al pari dei tedeschi. Iniziarono così con una certa spontaneità e in silenzio a formarsi reparti senza veri ordini provenienti dall'alto e, solo più tardi, quando la Repubblica iniziò a prendere corpo, si pensò di creare delle G.U. decisamente avversate dai tedeschi ma fortemente volute da Graziani e da Mussolini quale dimostrazione di riscatto e di ripresa della guerra al fianco dell'alleato germanico. I tedeschi sicuramente preferivano piccoli reparti di italiani al massimo al livello di battaglioni perché potevano meglio controllarli ed inserirli nelle loro unità quali rimpiazzi e tenerli così sotto costante osservazione.
Creare delle divisioni era molto pericoloso visti i precedenti ma gli accordi presi dovevano essere rispettati e seppure a malincuore si procedette alla formazione di G.U. da addestrare in Germania con il sistema di addestramento tedesco sicuramente più completo e più affidabile di quello italiano.

Il 16 gennaio 1944 Mussolini scrive una lettera al Maresciallo Graziani nella quale gli vengono ribadite alcune disposizioni di carattere militare. Il saluto romano sarà adottato anche per l'esercito; le stellette, ritenute retaggio della monarchia, verranno sostituite con il gladio romano; e nella ricorrenza del novantacinquesimo anniversario della fondazione della Repubblica romana del 1848 (9 febbraio), le reclute di tutta Italia presteranno giuramento di fedeltà alla Repubblica Sociale italiana. Mussolini continua poi nella lettera parlando della situazione del nostro fronte, che egli, e non certo da ora, non giudica rosea. Premesso di non potere nel suo pensiero condividere il persistente ottimismo di Kesselring, cosa che ripete tutti i giorni ai suoi più stretti collaboratori, Mussolini scrive testualmente a tale proposito che: "Anche l'uomo della strada vede e constata che noi continuiamo ad arretrare e gli altri continuano ad avanzare. Se non si trova il modo di fermarli, è facile prevedere che, sia pure a piccole tappe, il nemico arriverà sino a Roma, cioè all'Appennino, e quindi più in là".".



Scrive Mazzantini nel suo "A cercar la bella morte": "La guerra per cui eravamo partiti non era certo quella che infuriava in tutti gli angoli d'Europa e di cui di tanto in tanto ci giungevano quelle notizie lontane. Essa assomigliava piuttosto a quelle che avevamo combattuto sui prati dei parchi pubblici, zuffe e stracci appesi ad una canna per bandiere, e i morti che venivano portati al cimitero fra salve di moschetti. E non c'era un dopo a quella vicenda. Essa sarebbe finita a un certo momento con una croce ed un elmetto su una tomba laggiù in fondo alla pianura".
Le Forze armate della Repubblica furono sottoposte costantemente ad uno stillicidio terribile fatto di agguati, di ferimenti, di uccisioni senza un attimo di tregua. I soldati della Repubblica rispondono a volte con esitazione a volte con fermezza alla violenza con altra violenza sempre più indiscriminata, in questo sollecitati dai tedeschi; ma non è questa, la guerra contro i partigiani, quella a cui sono stati preparati.
La "battaglia per l'esercito" come la descrive Pansa nel suo "L'Esercito di Salò" rimane uno dei temi centrali della Storia di Salò poiché creare l'esercito significava "dimostrare la legittimità e la vitalità della RSI e dimostrare che gli italiani rifiutavano il 25 luglio e l'armistizio".



Diamo qui di seguito un breve riassunto delle principali unità che furono impiegate sui vari fronti naturalmente con uno sguardo alle G.U. anche se non furono queste a fare azioni rilevanti e a dimostrarsi pronte alla guerra come la intendevano i tedeschi e come richiedeva il teatro italiano, quanto lo furono le piccole unità, i battaglioni che combatterono al sud, ad Anzio e Nettuno e sulla Gotica poi; molti di questi battaglioni furono quasi distrutti per dare dimostrazione di quello che un soldato italiano convinto poteva fare in combattimento.
Le forze armate della RSI presenti al fronte sud durante la battaglia di Cassino e la presa di Roma (4 Giugno 1944) erano costituite da 24.770 uomini divisi in vari reparti sulla linea Gustav settore 10 AOK e da 21.210 uomini sulla linea Caesar settore 14 AOK. Nella primavera del 1944 l'addestramento dei 65.000 militari italiani distribuiti nei quattro centri di addestramento di Grafenwohr (San Marco). Senne (Littorio), Munsingen (Monterosa), Heuberg (Italia) era in pieno svolgimento, la perfetta macchina organizzativa della Wehrmacht aveva iniziato a trasformare le reclute arrivate dall'Italia e gli ex IMI in soldati efficienti, motivati e sicuri di se stessi.
Già prima dell'arrivo delle reclute per le nuove divisioni, nei campi erano presenti circa 3000 ufficiali e sottufficiali che si erano dichiarati disponibili ad entrare nel l'esercito repubblicano; erano ufficiali provenienti dalla Grecia, dalla Bulgaria, dai Balcani e anche CC.NN. L'addestramento si articolava su un periodo preliminare di 4 settimane, per l'addestramento formale altre 12 settimane; a quel punto diventati istruttori si poteva addestrare le reclute per il periodo preliminare della durata di 16 settimane e poi 16 settimane di addestramento specifico affiancati da istruttori tedeschi.



Sette mesi dopo la costituzione dell'RSI Mussolini poté argomentare con il Fuhrer che ad aprile le FF. AA. Italiane avevano addestrato costituito ed assegnato circa 60 btg. e batterie fra genieri, fucilieri, artiglieri e che 20.000 soldati italiani combattevano in Venezia Giulia e che oltre 100.000 nei Balcani e in Francia e che altri 60.000 si battevano con la Flak.
Sotto il profilo dell'addestramento militare le G.U. sembravano aver superato il duro addestramento dato dai tedeschi nei loro campi ne è esempio quanto scrive il Gen. U. Morera, addetto militare e capo della missione militare in Germania: "I giudizi espressi dal generale OTT nella sua ispezione alle divisioni sono stati assai lusinghieri. Oltre all'addestramento tattico per la guerra in montagna è stato dato particolare sviluppo alla lotta contro le bande partigiane ed al combattimento difensivo. Il mancato arrivo dall'Italia del personale ha reso necessario procrastinare la costituzione del gruppo corazzato. Nel complesso le due divisioni si presentano compatte, organicamente e moralmente. Poiché a ciò ha contribuito indubbiamente l'ambiente e l'isolamento nel quale si sono costituite, sviluppate ed addestrate, occorrerà che al loro arrivo in Patria siano attuati tutti i provvedimenti possibili perché non risentano della deleteria propaganda avversaria e partigiana. Così come è necessario che il primo saluto della Patria sia un'accoglienza spontanea ed affettuosa".
Dal 20 luglio le divisioni Monterosa e San Marco iniziarono a rientrare in Italia e in data 2 agosto veniva costituita l'armata Liguria al comando del Maresciallo Graziani formata con G.U. italiane e tedesche; l'armata fu schierata tra la 14 armata tedesca a sinistra e la 19 armata a destra (in Provenza).
Da un notiziario della GNR della provincia di Vercelli in data 8 agosto 1944 si avverte la situazione creatasi al momento del rientro delle G.U. in Italia: " Pur essendo stato rilevato il saldo spirito militare e l'entusiasmo di questi nostri soldati, da più parti ci si augura che vengano adottate le necessarie precauzioni, affinché queste granitiche grandi unità siano preservate dal contagio che potrebbe derivare da un prolungato contatto con le nostre popolazioni, permeate da uno spirito di rassegnazione, di sfiducia e di rinunzia".
In quel periodo si dette inizio alla costituzione di una linea difensiva sull'appennino ligure e per fare questo fu necessario ripulire il retro dello schieramento dalle bande partigiane che operavano in zona ; in questa operazione la più sacrificata fu la San Marco che oltre alla costa tra Imperia e Savona, doveva garantire le retrovie del fronte subendo un continuo stillicidio di perdite per agguati di partigiani. In maniera più modesta anche la Monterosa ebbe caduti per opera dei partigiani anche se lo schieramento assunto era di tipo essenzialmente campale e non antiguerriglia.
Scrive Nino Arena: "L'errore fondamentale in cui incorsero le divisioni addestrate in Germania, non fu la preparazione formale e tattica tipica di una Grande Unità di linea, a cui le quattro divisioni erano sicuramente pronte, come lo erano da un punto di vista dottrinario i regolamenti di impiego tedeschi, fu che difettavano di preparazione specifica per la controguerriglia ed erano psicologicamente vulnerabili alle mille insidie e sorprese della guerra partigiana. Addestrati ad attendere il nemico di fronte o dai lati, rimanevano sorpresi se attaccati alle spalle, quasi fosse un arbitrio, un atto di viltà ma questo modo di combattere è tipico delle bande di guerriglieri, oltre la necessità di convincersi che coloro che li uccidevano a tradimento non erano fratelli della stessa nazione ma nemici".



Questo modo di pensare mancava a quasi tutte le unità della RSI con esclusione di quelle preposte alla lotta antipartigiana che avevano affinato capacità di azione e criteri tattici fuori dagli schemi tradizionali. Ci volle del tempo per superare la sorpresa iniziale e rispondere ai partigiani colpo su colpo. Le reazioni più rilevanti si ebbero in agosto dopo una lunga serie di uccisioni e scomparsa di molti alpini tanto che la Monterosa decise di risolvere in modo autonomo i problemi con la guerriglia senza fare più affidamento sul comportamento equivoco dei tedeschi; furono destinati a tali operazioni due battaglioni che ingaggiarono duri scontri con i partigiani.
Mai comunque le bande impensierirono i comandi e i comandanti per le loro attività; è storicamente provato che la maggior parte dell'attività partigiana era svolta principalmente per provocare e scatenare rappresaglie nella logica della scelta politica fatta. Nella zona assegnata alla Monterosa non si registrano casi di rappresaglie se non isolati casi dovuti a reazioni spontanee di soldati sottoposti ad attacchi da parte dei partigiani, attacchi che dal punto di vista militare non avevano alcun effetto. I comandanti militari dell'esercito dell'RSI erano spesso combattuti tra la necessità di stroncare la guerriglia in modo definitivo o comunque di ridurla drasticamente anche con i mezzi meno legali oppure applicare alla lettera e in termini di legalità l'azione di repressione e di rappresaglia.
Questo dilemma si trascinò a lungo tanto da creare incertezze e crisi di coscienza; se i contadini e i paesani, volenti o costretti ad accordarsi con i ribelli, se le case dove vivevano erano rifugio, ricovero e deposito di armi, se sussistevano le prove di complicità ogni dubbio doveva essere fugato per lasciare il posto alla dura legge di guerra ed alle conseguenze che essa comportava. Queste crisi di coscienza dettero inizio alle assenze arbitrarie, alle diserzioni, agli allontanamenti illegali che causarono agli organici della divisione la diminuzione di circa un migliaio di uomini culminata con il passaggio del btg. Vestone ai ribelli. L'attività delle due unità la Monterosa e la San Marco continuò con fasi alterne nella zona apuana e in Garfagnana per i mesi di ottobre, novembre e dicembre del 1944.In dicembre in vista di una operazione offensiva di più rilevanti proporzioni (offensiva da effettuarsi nei giorni di Natale e Santo Stefano) fu fatta rientrare dalla Germania a conclusione dell'addestramento, la divisione bersaglieri Italia con destinazione Garfagnana per unirsi alla Monterosa.

Soffermiamoci un attimo su questa offensiva del Natale 1944 a cui parteciparono non più di 7.500 soldati italo tedeschi (il 65% italiani) con un rinforzo in seconda schiera di circa 2.100 italiani e 2.500 tedeschi; li fronteggiavano circa 12.500 soldati americani. Insomma un totale di circa 9100 soldati italo tedeschi con 100 bocche da fuoco e senza carri armati era contrapposta una forza di circa 18.200 nemici con 140 cannoni e 120 carri armati. Questa offensiva che in origine era stata prevista con un impiego più massiccio di truppe, doveva essere di supporto alla altra offensiva di dicembre che i tedeschi scatenarono sul fronte delle Ardenne con un forte dispiegamento di truppe corazzate. L'attacco di Natale si prefiggeva i seguenti obiettivi:
1) sfondamento della linea difensiva tenuta dalla 92° divisione Buffalo
2) chiusura della via di ripiegamento su Bagni di Lucca (ss. 12)
3) restringimento del fronte tra Borgo a Mozzano-S. Marcello Pistoiese per alleggerire la pressione verso l'Abetone.

Alle ore 00,30 del 26 dicembre 1944 l'attacco italo tedesco partiva velocemente in silenzio diretto a Sommacolonia - Barga; eliminava i campi minati che proteggevano le unità americane e travolgeva una compagnia americana isolando Barga e procedendo su Coreglia. Alle 8,00 veniva occupata Barga e a mezzogiorno la ritirata alleata si trasformava in rotta; alle 18 veniva occupata Vergemoli. Il giorno 27 gli americani abbandonavano Fornaci e Barga e si ritiravano verso Bagni di Lucca e facevano rapidamente affluire rinforzi. L'offensiva non poteva durare a lungo in quanto i reparti di rincalzo non c'erano e dunque era prevedibile che si dovesse interrompere alle prime avvisaglie di reazione; comunque l'offensiva ebbe il potere di sospendere la spallata che gli alleati stavano dando alla Gotica nel settore centrale, rinviando il tutto alla primavera successiva.
I reparti che furono impiegati dalla RSI sulla linea Gotica nella battaglia per la difesa della linea stessa furono reparti del battaglione Lupo, del Mameli, della Folgore e del Forlì che si batterono con grande impegno sempre inseriti in G.U. tedesche, oltre naturalmente alle grandi unità a cui era assegnato il settore occidentale della linea tra la Toscana e la Liguria come abbiamo visto.
In una situazione fatta nel gennaio del 1945 circa la suddivisione delle Forze armate della RSI sui vari fronti (Linea Gotica, Alpi Occidentali, OZAK) risultava che tra Esercito, Marina, Aviazione, Guardia Nazionale Repubblicana, Guardia di Finanza, Polizia Repubblicana, Waffen SS italiane, Brigate Nere fossero impegnati circa 246.000 uomini; e che altri 109.000 uomini si trovassero nei reparti combattenti della Wehrmacht nei vari fronti europei.

L'esercito della RSI sopradescritto, con l'approssimarsi della fine della guerra, si dissolse -in modo particolare nel mese di Aprile del '45- e la maggior parte dei soldati si consegnarono spontaneamente nelle mani delle forze alleate. Una parte di essi consegnatasi alle forze partigiane, purtroppo, ricevettero un trattamento non consono a quelli che erano considerati dei soldati a tutti gli effetti.

MARIO RAGIONIERI

-------------------------------------------
Ricordo ai lettori le mie pubblicazioni di storia del periodo 1918/1946 che si trovano in vendita nelle librerie:

-- 8 settembre 1943 fine di un sogno di gloria. Editori dell'Acero, 2001

-- Dalla democrazia al regime 1919-1929 i primi anni del fascismo. Editori dell'Acero, 2003

-- Hitler e Stalin il tempo dell'amicizia e il tempo della guerra... Editori dell'Acero, 2004