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La Battaglia di Azincourt
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Written by Federico Canaccini   

 Il primo weekend di Maggio 2008 è stato inaugurato presso il Museo di Azincourt, in Artois, il nuovo, grande plastico della celebre battaglia combattuta tra Francesi ed Inglesi nel 1415.

Il recente museo, che nel giro di pochi anni ha triplicato le proprie dimensioni, grazie agli sforzi profusi dal suo ideatore, Claude Delcusse, potrà da ora proporre anche una grande ricostruzione, in scala 1:72, della battaglia di s. Crispino, celebrata da Shakespeare nella sua tragedia “Enrico V”.
Il museo, oltre al plastico, offre al visitatore numerosi postazione audio e video, ricostruzioni di armi a grandezza naturale e molti pannelli che illustrano le vicende relative alla Guerra dei Cent’Anni soffermandosi, ovviamente, sulla sua fase centrale, culminante nella vittoria inglese del 1415, cui seguì la pace di Troyes e la possibilità per il sovrano inglese di cingere anche la corona di Francia.

Maggiori informazioni sul museo si trovano sul loro sito internet www.medieval-azincourt.com

 
Il plastico è stato proposto al museo francese e poi realizzato da Federico Canaccini, giovane storico medievista, Dottore di ricerca presso l’Università di Firenze, che coniuga volentieri la ricerca storica con la divulgazione, allestendo mostre e musei sulla storia medievale e pubblicando volumi, rigorosamente scientifici, ma alla portata di un vasto pubblico.
Tra le sue pubblicazioni scientifiche citiamo il suo recente “Matteo d’Acquasparta tra Dante e Bonifacio VIII”, Antonianum, Roma 2008, mentre tra le pubblicazioni divulgative “Gli eroi di Campaldino, Scramasax, Firenze 2002”, e le sue pubblicazioni autoprodotte relative alle battaglie medioevali di “Campaldino 1289” e “Belgrado 1456”, due brevi ma esaurienti libretti su due importanti episodi bellici del Basso Medioevo.
 
L’idea di realizzare il plastico della battaglia di Azincourt nacque a seguito di una visita all’appena inaugurato museo francese. L’assenza di un plastico suscitò il desiderio di vedere schierate le armate che si erano sfidate proprio su quel terreno, che ancora rimane intoccato e che è monumento nazionale.

Tornato in Italia, io che di XV secolo non mi ero mai occupato, mi interessai alla Guerra dei Cent’Anni e, per caso (che poi caso non credo sia) in quei mesi alcune ditte di modellismo statico lanciarono la loro linea sulla Guerra dei Cent’Anni. Nel giro di poche settimane avevo già ideato un progetto e, fatta una richiesta scritta, avevo fissato per il gennaio successivo un incontro col direttore del Museo. Mi presentai così in Artois con alcuni soggetti dipinti: si trattava di figurini in plastica, scala 1:72, re Enrico V con alcuni arcieri inglesi, un battaglione di cavalleria francese al galoppo. I soggetti piacquero molto. Mi avrebbero risposto entro un mese. Purtroppo però, mi fu detto, lo spazio non era sufficiente. Proponevo infatti un plastico di circa 3 metri quadri. I miei sogni di vedere in Francia nuovamente divampare la battaglia cozzarono con questo banale intoppo.

Ma ormai ero troppo deciso a realizzare il progetto che occupava gran parte dei miei pensieri: lo avrei fatto comunque.

Cominciai dunque a fare due conti, sia in fatto di spese, di tempi e di numeri. A darsi battaglia erano stati infatti circa 30000 uomini e non potevo sminuire troppo il numero dei soldati nel rappresentarli.

Optai perciò per una riduzione di 1:10, dove un soldatino avrebbe rappresentato 10 uomini reali, prevedendo un totale di circa 3000 pezzi: 600 inglesi, contro 2400 francesi! Ovviamente i soldatini rappresentanti personaggi reali, come il duca d’Alencon o il re Enrico, sarebbero stati pezzi singoli che, pur contando per 10, in realtà ne raffiguravano uno solamente. E, di contro, per non far sparire tali personaggi (specie i francesi) in mezzo ad un oceano di anonimi, il seguito di questi uomini sarebbe stato portato ad almeno una decina di soldatini, bardati con lo stesso stemma del signore nobile, in modo da identificarlo facilmente tramite un immediato colpo d’occhio.
Seguì una fervente ricerca araldica che mi portò a rinvenire circa un migliaio di stemmi e di nomi di uomini partecipanti alla battaglia: per gli inglesi si possedevano tutti i nomi, per i francesi purtroppo no. Ma, considerato che si doveva fare una riduzione di 1:10, gli stemmi rinvenuti erano più che sufficienti.
Gli inglesi sarebbero stati così riparti: 500 arcieri, realizzati modificando molti soldatini di fanteria, in modo da offrire una maggiore varietà di pose, e appena 100 men at arms, rinforzati da alcuni lancieri per non rendere i corpi di fanteria proprio troppo sparuti. Tra tutti i nobili si optò per una scelta, lasciando ovviamente tutti i più nobili e poi scegliendo, tra i minori, su criteri diversi: se si erano distinti per qualche episodio, sull’aspetto cromatico etc.
 
I francesi invece ammontavano a ben 2400 pezzi e sarebbero stati così ripartiti: due ali di cavalleria di 80 e 160 pezzi al galoppo; un primo corpo di men at arms costituito da 800 pezzi in marcia; una seconda schiera di 300 fanti sul posto; una schiera di arcieri, balestrieri e cannonieri di circa 250 pezzi; una schiera finale di 600 cavalieri statici e un corpo di circa un centinaio tra contadini e cavalieri comandati dal signore di Azincourt, uscenti dal castello costruito a margine del campo di battaglia.
 
Il lavoro mi ha accompagnato per circa 4 anni e, pur trattandosi di numeri così elevati, ho tentato per quanto possibile di rispettare armature e fogge francesi o inglesi dei personaggi. Per i casi più famosi ho riproposto l’armatura raffigurata sulle lastre tombali, modificando non poco i figurini che le case produttrici proponevano. Il signore di York, ad esempio, ha le gambe di un balestriere francese Revell a cui è stata tolta la balestra; il busto di un fante inglese Italeri; le braccia di un fante francese Italeri; la testa, infine, di uno schiavo romano dell’Atlantic, cui ho aggiunto due pizzetti di barba, realizzati col vinavil, per imitare la vetrata di Westminster su cui è raffigurato un suo avo.
I soldatini statici, una volta dipinti, sono stati montati su tavolette di legno sagomate e fissati su una base di das dipinto, ad imitare il colore marrone del fango. Il giorno prima, e tutta la mattinata di quel giorno d’ottobre del 1415, infatti un acquazzone si era abbattuto su Azincourt.

I soldatini che invece dovevano essere posizionati su pendii sono rimasti sciolti, divisi per settori.

Inutile dire che, così descritto sembra tutto molto semplice. Mentre ogni volta che iniziavo a dipingere un singolo battaglione, si accompagnavano a questa operazione innumerevoli calcoli, elenchi di nomi, di stemmi, di scelta dei soldatini per evitare ripetizioni e così via.
Tutti i soldatini finivano dentro a comode scatole di biscotti in metallo che, alla fine dei 4 anni, riempivano molti dei cassetti, delle mensole di casa mia. Il blu metallico di questi oggetti è ormai indissolubilmente legato a quest’impresa e a questi anni che, piacevolmente, mi hanno accompagnato.
 
Contestualmente alla realizzazione dell’ultimo battaglione (la cavalleria statica francese: 600 cavalieri, e quindi, anche 600 cavalli!!!), ho iniziato, con l’aiuto di un amico, Alessandro Bruno, a realizzare il terreno.
Le dimensioni scelte alla fine sono state quelle di 3 metri per 2,5, in modo da fornire al visitatore l’idea della direzione delle armate, favorendo una visione movimentata.

A partire da una cartina militare, sono state riproposte le principali isoipse in modo da ricreare la piana di Azincourt, che poi piana non è affatto: si tratta infatti di una sorta di imbuto che favorì no poco la disfatta francese e l’inaspettato successo inglese. Se il fine era quello della didattica (e della scientificità dell’operazione) era questo un elemento imprescindibile.

Dopo la realizzazione del terreno “grezzo” le tavole coi soldatini statici sono state incassate in alcuni incavi realizzati per i singoli pezzi. Si è poi proceduto a coprire il polistirolo con un “pastone” simulante il colore del terreno in cui sono stati immersi, uno ad uno, le migliaia di soldatini che dovevano trovare posto nelle zone in pendio: era la gran parte. La scelta di raffigurare un momento a battaglia già iniziata, con la cavalleria francese al galoppo (in parte in ritirata) e la fanteria francese già in marcia e incolonnata su tre corpi, è stata dettata per fini didattici. Così facendo la gran parte degli elementi che portarono al disastro sono ben evidenti. Oltre a ciò, si è optato per un anacronismo, raffigurando la carica dietro ai boschi del signore di Azincourt, iniziata, a quel che pare, solo a battaglia quasi conclusa.
 
Il plastico era quasi al termine. Si trattava di portarlo in Francia. Caricato a quadrati di circa 1mq l’uno, abbiamo attraversato assieme l’Italia, la Svizzera e la Francia per arrivare, dopo due giorni di ameno viaggio, nella piana di Azincourt. Una notte e un giorno di lavori forzati, ritoccando, montando alberi e pozze d’acqua artificiali, stuccando piccole crepe e, a distanza di 600 anni, di nuovo francesi ed inglesi erano lì a darsi battaglia!
 
Il mio obiettivo era raggiunto e , per unirmi alle parole che Shakespeare fa pronunciare ad Enrico V, il giorno di S. Crispino non passerà senza che quei nomi vengano ricordati. Per un verso o l’altro mi sono ritrovato anche io ad eternare (a modo mio) i volti di re Enrico ed Exeter, di Gloucester e Warwick.
 

E così questa storia la racconteranno i padri ai figli, sino alla fine del tempo.