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Napoleone - Il genio militare, la strategia, le battaglie - 16^p
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Written by Mario Ragionieri   
 
Secondo molti osservatori il successo conseguito da Napoleone a Tilsit portò l’imperatore all’apice della sua potenza politica e militare; l’Europa continentale era sotto il suo controllo, aveva eliminato tre possibili rivali e la sfera di influenza francese si era estesa dai Pirenei al Niemen , dal Mediterraneo al Baltico. Napoleone dedicava alla caccia gran parte dei suoi momenti di riposo e per far divertire l’elite imperiale, venivano organizzate parate, intrattenimenti di corte e spettacoli al teatro. Sembrava che questo “ nuovo ordine europeo” si fosse stabilito per durare a lungo e gli uomini responsabili del governo francese, e non solo, prevedevano un periodo di relativa tranquillità.
Eppure dietro questa facciata apparentemente splendida, incrinature pericolose stavano minando le fondamenta dell’impero francese. L’ostilità dell’Inghilterra non era stata piegata e subito dopo Tilsit la marina britannica volle dare una dimostrazione della sua potenza scortando a metà agosto un corpo di spedizione a Copenaghen, catturando 15 navi di linea e 30 imbarcazioni piccole appartenenti alla neutrale Danimarca al fine di evitare che diventassero preda francese. Questa inattesa aggressione precedette di poco la progettata l’invasione di Amburgo di 30.000 soldati francesi al comando di Bernadotte. Questo episodio non bastò da solo a sminuire la leggenda della “ perfidia” inglese in quanto i propagandisti di Napoleone cercarono di sfruttare al massimo quanto era avvenuto. Scriveva Bourrienne. “ sarebbe difficile trovare nella storia un esempio più infame e rivoltante di abuso di potere contro un debole” e Napoleone aggiungeva: “ Se gli inglesi continueranno su questa strada si renderà necessario chiudere loro tutti i porti d’Europa anche quelli austriaci, scacciare gli ambasciatori inglesi dal continente ed arrestare perfino i civili”.
Questo incidente servì ad estendere il Blocco Continentale alla zona del mar Baltico e naturalmente la Danimarca dichiarò subito guerra alla Gran Bretagna; contemporaneamente lo zar Alessandro, in ottemperanza agli accordi di Tilsit, chiuse i porti della Russia alle navi inglesi contribuendo inoltre a convincere l’imperatore d’Austria a porre l’embargo sulle merci britanniche.Napoleone non era però contento di come veniva rispettato il blocco perché gli olandesi notoriamente si prendevano beffe del Decreto di Berlino e re Luigi non si dimostrava puntuale nell’imporre al paese le scelte economiche del fratello.Nelle città anseatiche la situazione era simile a quella olandese e anche nella stessa Francia molti funzionari facevano finta di non vedere che le leggi di Napoleone venivano regolarmente infrante. I danni che il Blocco Continentale iniziò a produrre anche alla stessa Francia cominciarono ad apparire gravi e le trasgressioni al blocco stesso iniziarono ad essere sempre più sistematiche.Spinto da uno spirito di rappresaglia Napoleone il 17 dicembre promulgò il Decreto di Milano che poneva fuori legge tutto il naviglio neutrale che si sottoponesse a ispezioni inglesi in alto mare o che facesse scalo in porti inglesi; nel contempo furono rilasciate sempre più letters de marque in modo che i corsari legalizzati che assalivano e depredavano le navi britanniche divenissero sempre più numerosi.Purtroppo questi provvedimenti non dettero risultati migliori dei precedenti anche se per un certo periodo di tempo il commercio inglese fluttuò violentemente e le esportazioni verso il nord Europa precipitarono da un valore di 10 milioni di sterline annue a soli tre e una grande irrequietezza si verificò tra gli operai e i tessitori disoccupati del nord industriale; in breve tempo però furono aperti nuovi mercati in particolare nel sud America e le misure prese da Bonaparte riuscirono sempre di meno ad arrivare a sottomettere il popolo e il governo inglesi. Inoltre come se non bastasse anche la Chiesa con il Papa Pio VII iniziò un duello verbale con l’Imperatore che presagiva tempi durissimi nei rapporti tra i due personaggi. Per di più uno dei migliori collaboratori di Napoleone, Talleyrand, aveva rassegnato le dimissioni da ministro degli esteri non appena era stato firmato l’accordo di Tilsit . Egli non aveva mai fatto mistero della sfiducia che aveva verso gli accordi franco – prussiani e adesso era allarmato dai pericoli che si stavano addensando sulla strada di Napoleone; deluso dal fatto che l’imperatore si rifiutava di ascoltare i suoi avvertimenti, decise di non condividere più la responsabilità di quel tipo di politica estera priva di scrupoli. Talleyrand conosceva bene l’impazienza che era in Napoleone nei confronti del Portogallo e il suo crescente desiderio di occuparsi della politica spagnola. Questi erano fattori che per lui rappresentavano pericoli enormi per la Francia e quindi preferì limitarsi ai compiti di gran cancelliere dell’impero, una posizione importante ma con molte meno preoccupazioni diplomatiche; come ministro gli subentrò una nullità: M. de Champagny. Da molto tempo Napoleone osservava la situazione della penisola iberica; la Spagna almeno teoricamente era ancora alleata della Francia ed aveva fatto anche alcuni tentativi per adeguarsi al Sistema Continentale, inoltre un contingente di 15.000 uomini combatteva insieme alla Grande Armè. Il Portogallo invece poneva problemi immediati che era impossibile ignorare; il reggente principe Giovanni era stato così temerario da rifiutare di aderire al Sistema Continentale ed era risaputo che la Gran Bretagna aveva trovato nella colonia portoghese del Brasile preziosi mercati mentre il Tago dava rifugio a navi da guerra delle quali l’imperatore si sarebbe volentieri impadronito. Per di più la marina britannica poteva appoggiarsi al porto di Lisbona per le proprie attività nel Mediterraneo e mantenere il blocco di Tolosa e di Marsiglia.Era dunque consigliabile la conquista del Portogallo ed è probabile che Napoleone considerasse questa operazione estremamente necessaria come mossa preliminare in vista di una possibile futura guerra contro la Spagna. Dopo Tilsit dunque il governo portoghese fu sottoposto ad una crescente pressione diplomatica e il 19 di luglio Napoleone dette le disposizioni al suo ministro degli esteri di “informare l’ambasciatore lusitano che i porti del suo paese debbano venir chiusi all’Inghilterra entro il 1° settembre; in caso di mancata ottemperanza dichiarerò guerra al Portogallo e confischerò le merci inglesi…Nello stesso giorno inviate un dispaccio al mio ambasciatore a Madrid orinandogli di incontrarsi con il Principe della pace e di concludere una convenzione per la chiusura degli scali portoghesi . Se questi non verranno chiusi, gli ambasciatori di Spagna e Francia lasceranno Lisbona ed entrambe le potenze dichiareranno guerra al Portogallo. Il 1° settembre un’armata francese si dirigerà su Bayonne pronta ad unirsi ad una armata spagnola per effettuare la conquista del Portogallo”.
Il 2 agosto un decreto imperiale varava la costituzione dell’ Armata di sorveglianza della Gironda al comando di Junot; una settimana dopo veniva decretato l’embargo a tutto il naviglio portoghese alla fonda nei porti francesi ed altre truppe furono avviate verso i Pirenei. Il 23 settembre Napoleone, durante un ricevimento a cui era presente l’ambasciatore portoghese, fece una requisitoria contro i Braganza dicendo che “ Se il Portogallo non fa ciò che io desidero, a due mesi da oggi la casa Braganza avrà finito di regnare in Europa. Io non tollererò oltre anche un solo inviato inglese sul continente e dichiarerò guerra a qualsiasi potenza che ne abbia uno accreditato. Ho 300.000 russi alle spalle e con questo potente alleato posso fare di tutto. Gli inglesi dichiarano che non rispetteranno più i neutrali in mare, io non li ammetterò più a terra”. Ai primi di ottobre circa 20.000 soldati francesi erano a Bayonne. Ai primi di novembre il reggente del Portogallo decise di accettare tre dei quattro punti dell’ultimatum francese e cioè: il Portogallo avrebbe immediatamente chiuso i suoi porti alla navigazione inglese, dichiarato guerra all’Inghilterra ed arrestato tutti i privati cittadini inglesi residenti nel paese. Il principe Giovanni rifiutò però di confiscare e consegnare le proprietà inglesi. Era solo una piccola riserva per cercare di salvare la faccia ma essa dette a Napoleone la scusa per invadere il Portogallo.
 
Il 17 settembre il generale Junot varcava la frontiera con la Spagna e il 27 ottobre i due governi firmavano il trattato di Fontainebleau con il quale, in cambio dell’aiuto militare spagnolo e del permesso ad un secondo contingente francese, al comando del generale Dupont, di occupare alcune città chiave della Spagna settentrionale, Napoleone promise a Godoy un principato nella porzione meridionale del Portogallo.
La Francia avrebbe controllato Lisbona mentre la parte settentrionale del paese sarebbe stata assegnata alla casa regnante di Etruria quale compenso per la perdita dei possedimenti toscani nell’Italia centro settentrionale che erano stati concessi a Elisa Buonaparte. Il 13 novembre il Moniteur di Parigi scriveva che la casa di Braganza aveva cessato di regnare, “ nuova prova, questa, di come sia inevitabile la rovina per tutti coloro che si legano all’Inghilterra”.
Furono date istruzioni al generale Junot per procedere con gli ordini ricevuto: questi erano di marciare celermente attraverso la Spagna e il Portogallo per conquistare Lisbona e catturare i membri della famiglia reale e i ministri. Junot ebbe anche l’incarico di catturare la squadra navale portoghese ancorata alla foce del Tago inoltre doveva compilare una dettagliata mappa militare delle zone che avrebbe attraversato sia in Spagna che in Portogallo scrivendogli l’imperatore disse : “ Voi dovrete essere a Lisbona entro il 1° dicembre o come amico o come avversario”. Junot si mosse rapidamente e le sue colonne raggiunsero Salamanca il 12 novembre, una settimana dopo superavano Alcantara accingendosi ad attraversare le desolate montagne del Portogallo con lunghe marce quotidiane. Non ci furono difficoltà da superare dal punto di vista militare ; l’unico problema fu quello di reperire del cibo per i soldati perché tutti i contadini erano scappati e poi le condizioni climatiche erano davvero pessime tanto da causare la morte di diversi soldati. Nonostante queste difficoltà Junot eseguì alla perfezione gli ordini ricevuti da Napoleone per quanto riguardava la data di arrivo a Lisbona tanto che il 30 novembre riuscì a portare 2000 soldati esausti ( quanto restava del suo esercito di 25.000 uomini) sull’ultimo tratto di strada che li separava dalla capitale dopo aver percorso 480 chilometri in soli 14 giorni. Junot scoprì che la flotta britannica lo aveva preceduto di stretta misura riuscendo ad evacuare la famiglia reale e a far salpare la flotta per il Brasile. I soldati francesi saccheggiarono la capitale trovando persino 14 carri carichi di oro e argento abbandonati sui moli del porto a testimonianza della rapidità con cui era stata messa in atto la fuga.
Il fatto che i Braganza e la flotta fossero riusciti a fuggire rese furioso Napoleone ed egli impose al Portogallo un tributo di 100 milioni di franchi poiché l’imperatore credeva ancora che “la guerra dovesse pagare la guerra”. Conquistato il Portogallo Napoleone iniziò ad interessarsi ai confusi affari interni dell’alleato spagnolo . Napoleone sognava di poter contrastare il potere inglese movendo i propri eserciti e quelli degli alleati per colpire ovunque fosse possibile i possedimenti britannici, ma come vedremo il solo risultato a lunga scadenza che riuscì ad ottenere fu quello di dover impegnare nella penisola iberica 200.000 dei suoi migliori soldati con perdite annue molto gravi intorno a 40.000 uomini in una guerra di logoramento che durò per sette anni.
 
 
 
LA CRISI IN SPAGNA E L’INTERVENTO FRANCESE
 
L’errata decisione dio Napoleone di intromettersi negli affari interni della Spagna trovava molte ragioni e tutti provenienti da quel senso opportunismo e tempestività che facevano parte del suo carattere. “Scegliere il momento giusto è la grande arte degli uomini” e che “ Ciò che può essere fatto nel 1810 non può riuscire nel 1807” scrisse a Giuseppina. Nel 1808 il suo istinto militare ebbe di nuovo il sopravvento sulla prudenza dell’uomo politico e lo condusse a impegnarsi in una guerra di imprevista durezza; egli giudicò male sia il momento dell’azione che la possibilità delle vittime che questa azione avrebbe prodotto. Come accadde tutto questo? Egli era ossessionato dalla necessità di rafforzare e perfezionare il Sistema Continentale e la Spagna ufficialmente faceva parte di questo strumento di guerra economica ma era anche arcinoto che a causa del suo apparato governativo corrotto e inefficiente molti porti erano aperti ai traffici inglesi. Questo era un motivo di intervento militare a cui dobbiamo aggiungere il desiderio francese di venire in possesso di quanto restava della flotta spagnola e anche dei mercati coloniali spagnoli nel Sud America dove gli inglesi già stavano tentando di penetrare. Dal punto di vista strettamente militare l’imperatore pensava che si sarebbe trattato di una facilissima occupazione considerando anche che il governo spagnolo, all’epoca dell’invasione del Portogallo da parte di Junot, aveva concesso alle truppe francesi di presidiare quasi tutte le città chiave e i centri di comunicazione della Spagna settentrionale e da quel momento le truppe francesi erano rimaste li.
Tre deboli corpi d’armata erano penetrati un poco alla volta in Spagna al comando di Dupont, Moncey e Duhesme tanto da far pensare che l’impresa era per metà già compiuta. Le armate borboniche erano poi note per la loro inefficienza e quindi se il successo voleva essere assicurato era necessario porre sotto stretto controllo il governo spagnolo. La situazione politica all’intero del paese sembrava giocare a favore di Napoleone dandogli un ulteriore motivazione per procedere all’intervento. Napoleone era a conoscenza che il governo spagnolo era corrotto e diviso; Carlo IV, il re, un incompetente privo di capacità politiche e di orgoglio nazionale, il figlio Ferdinando, principe delle Asturie non era certo migliore di lui e comunque in continua lite con il padre. Il potere lo deteneva un avventuriero , Manuel Godoy che si fregiava del titolo di “ principe della pace”.
 

 
In origine era un semplice soldato della guardia reale che era riuscito, grazie al rapporto che esisteva con la moglie del re, era riuscito a diventare prima grande di Spagna e dopo amministratore supremo dello Stato. Sotto la guida di Godoy crebbe la corruzione all’interno dello Stato spagnolo e non c’era persona che non lo detestava ad iniziare dalla stessa nobiltà anche se sembrava impossibile smuovere la fiducia che riponevano in lui il re e la regina. Non c’è dubbio che Godoy fosse uno dei maggiori responsabili delle disgrazie che avevano colpito la Spagna. Eppure era al soldo dei francesi come ebbe a dire Napoleone una volta : “ Il Principe della pace, questo capitano di palazzo, è un briccone che ci aprirà le porte della Spagna”. Egli aveva permesso alle truppe francesi di occupare le fortezze chiave e Napoleone ora voleva completare l’opera ; l’imperatore per questo scopo, decise di usare il principe delle Asturie pur non provando il minimo rispetto per l’arrogante Ferdinando. La crisi stava per scoppiare alla fine di ottobre del 1807, quando il re di Spagna ebbe la prova che suo figlio stava complottando alle sue spalle e lo fece arrestare per tradimento ma prima che Napoleone potesse intervenire i due si erano riconciliati; il tempo di agire comunque non era lontano. Napoleone aveva dato a Junot istruzioni di prender nota di tutte le caratteristiche del terreno e nel gennaio del 1808 il mar3esciallo Moncey ebbe gli stessi ordini e anche di “ inviare ufficiali a destra e a manca allo scopo di raccogliere informazioni sulla situazione e gli umori del paese”. Contemporaneamente la stampa francese iniziava ad attaccare violentemente Godoy con lo scopo di peggiorare ulteriormente la sua posizione nei confronti dell’elite intellettuale spagnola. Il 16 febbraio i francesi passarono all’azione; speciali reparti presero possesso di importanti posizioni ancora tenute dagli spagnoli in varie città della frontiera. Furono occupate con vari stratagemmi le fortezze di Pamplona, di Barcellona, di San Sebastiano e Figueras tanto che alla fine del mese i francesi si erano assicurati il controllo di tutte le città poste agli sbocchi dei passi dei Pirenei.
I rinforzi di Murat poterono quindi attraversare le montagne e unirsi ai distaccamenti avanzati. In poco tempo in Spagna arrivarono 118.000 soldati francesi Questa violazione del territorio spagnolo coincise con l’acuirsi della campagna di stampa francese contro Godoy . Tutto iniziò con molta facilità ; la famiglia reale esitò sul da farsi, Godoy era indeciso se accettare la sfida o consigliare la fuga immediata ma poi decise di consigliare il re ad abbandonare la capitale e fuggire a Cadice per trasferire il suo governo nel sud America. La notizia si diffuse provocando sollevazioni popolari su cui si innestarono i propagandisti francesi presentando l’intervento francese come un aiuto al ripristino della legalità nel paese. Murat entrava nella capitale il 24 accolto dalla popolazione festante . La situazione però presto diventò delicata e Murat nominato “ luogotenente dell’imperatore in Spagna” si trovò presto nei guai; il vecchio re aveva firmato l’abdicazione in favore del figlio Ferdinando. Questa scelta incontrò il favore in molti ambienti spagnoli perché con Ferdinando scompariva di sicuro la presenza invisa di Godoy e con questo un ritorno alla legalità nel paese. Svanita la violenza popolare Carlo IV ritrattò la sua abdicazione e inviò un appello a Napoleone dichiarando che la rinuncia al trono gli era stata estorta con la forza e quindi non era valida. Questo fatto mise Murat in una difficile situazione in quanto avrebbe dovuto scegliere tra i due monarchi quale doveva continuare a regnare in Spagna. Fu con sollievo che Murat apprese che Napoleone si stava dirigendo verso Bayonne dove aveva convocato i membri della famiglia reale. La località era stata scelta per potersi tenere in stretto contatto con quella che era la situazione in Spagna . L’imperatore accettò di fare da mediatore nella disputa invitando le parti ad incontri separati a Bayonne. Essi raggiunsero Bayonne tra il 20 e il 30 aprile e così Napoleone li aveva in pugno potendo scegliere tra due soluzioni: Usare l’opportunità che gli veniva offerta per chiudere con i Borbone in Spagna sostituendoli con un regime di propria scelta, oppure mettere sul trono Ferdinando usandolo come fantoccio della Francia. Scelse sbagliando la prima strada., e i fatti preso glielo avrebbero dimostrato. Carlo IV fu convinto a riconfermare la sua abdicazione in favore di Ferdinando ma questo si mostrò ostinato rifiutando di restituire il trono a padre come richiedeva Napoleone. Dopo molte discussioni Ferdinando si arrese restituendo il trono a padre e fu qui che Napoleone tirò fuori l’abdicazione di Carlo che investiva l’imperatore della suprema autorità di “ Custode della Corona”.

 
Il giorno dopo Carlo IV , la regina e Godoy partirono per l’esilio a Compiegne mentre Ferdinando fu inviato alla più dura prigionia di Valencay. Sembrava che tutto fosse risolto nel modo migliore ma trovare un successore ai Borbone di Spagna non fu compito facile perché sia Luigi che Luciano avevano rifiutato il trono e Napoleone fu costretto a darlo a Giuseppe che era stato fino a quel momento re di Napoli che accettò di cambiare trono e il 6 maggio Napoleone firmava il decreto che assegnava “ al suo benamato fratello Giuseppe Napoleone, re di Napoli e di Sicilia, le corone dio Spagna e delle indie”.
Il trono di Napoli fu assegnato due mesi dopo a Murat . La politica di Napoleone in Spagna si dimostrò uno dei suoi più grandi errori perché niente di quello che aveva previsto si realizzò. Infatti sbagliò la valutazione del problema non comprendendo quanto gli spagnoli fossero indipendenti dal loro governo senza tenere conto del loro grande orgoglio, della loro tenacia , della loro fede religiosa, della loro lealtà a Ferdinando. Pensò che avrebbero accettato il cambiamento di regime senza obiezioni e si trovò invece tra le mani una guerra di proporzioni nazionali. Le prime avvisaglie si ebbero il 1° aprile quando avvenne una sollevazione popolare contro le truppe francesi di stanza a Madrid ma il governatore militare Grouchy riuscì a ristabilire l’ordine con relativa facilità. Il 2 maggio quando a Madrid giunse la notizia che Napoleone aveva fatto arrestare altri membri della famiglia reale la cosa si fece seria; una folla enorme si riunì alla Puerta del Sol per impedire che fosse portato via un membro della famiglia reale e “ in un istante il popolino corse alle armi e si dette a massacrare tutti i francesi isolati che incontrava per la città”. Il capitano Marbot fu inviato da Moncey per chiedere rinforzi e i rivoltosi rifiutarono di disperdersi anche quando arrivarono i mamelucchi della Guardia e solo una carica dei cacciatori e dragoni riuscì a disperdere la folla. Ci vollero ancora tre ore per pacificare la città e alla fine risultarono caduti 150 soldati francesi e almeno 500 spagnoli; Murat promulgò la legge marziale a Madrid , istituì corti marziali per scoprire i responsabili dei disordini e che invece continuavano a condannare alla pena capitale molte persone senza per questo piegare lo spirito di resistenza degli spagnoli. Gli incidenti insegnarono che per quanto la gente odiasse Godoy i francesi erano odiati ancor di più e napoleone non volle mai ammettere questo. Egli seppe dei disordini soltanto il 5 e aumentò la pressione su Ferdinando e la famiglia reale con l’intento di eliminarli dalla sua strada. Il risultato fu che pochi giorni dopo la debole Giunta della reggenza a Madrid offrì il trono a Giuseppe. Se soltanto Napoleone avesse messo sul trono Ferdinando facendone un fantoccio dei francesi molti guai che seguirono sarebbero stati evitati infatti egli asseriva convinto “ la legge e l’ordine sono stati ovunque ristabiliti”. Eppure niente era più lontano dalla realtà. Appena tre settimane dopo l’insurrezione di Madrid sollevazioni spontanee iniziarono in varie parti della Spagna; tra il 20 e il 27 maggio i governatori filo francesi di Badajoz, Cartagena e Cadice furono assassinati e almeno tre giunte provinciali iniziarono a formare bande armate contro i francesi . il 10 giugno ogni provincia si stava armando e la giunta di Siviglia chiese l’aiuto agli inglesi attraverso il governatore di Gibilterra. La richiesta non cadde nel vuoto perché già alla fine di giugno il governo inglese decise di inviare una armata al comando di Sir Arthur Wellesley in aiuto al governo spagnolo e poco tempo dopo la marina britannica prelevò da Gothenburg per rimpatriarlo il corpo spagnolo del generale La Romana e questo sotto il naso delle forze di occupazione della Germania settentrionale al comando di Bernadotte. A metà luglio furono invece catturate navi mercantili francesi nel porto di Cadice. Fin dall’inizio Napoleone sottovalutò il compito militare che lo aspettava in Spagna Non solo aveva stuzzicato un vespaio offendendo l’orgoglio degli spagnoli ma aveva permesso agli inglesi di uscire dall’isolamento per dargli l’opportunità di combattere sul continente con un corpo d’armata. L’appoggio combinato della marina e di un esercito perfettamente armato e addestrato, stava per trasformare una serie di ribellioni mal coordinate e guidate in una vera guerra che sarebbe costata a Napoleone la perdita di quasi 250.000 uomini.
 
 
 
BAILEN E VIMIERO
 
 
Nonostante continuasse a trascurare la gravità della situazione, Napoleone riconobbe che “ più presto si rimedia, prima si finisce”. In un primo tempo era convinto che i generali presenti sul posto fossero in grado di domare la rivolta con poco sforzo poiché era sua opinione che poche dimostrazioni di forza sarebbero state sufficienti a far rigare diritto la Spagna. A fine maggio le forze francesi in Spagna erano dislocate nel modo seguente: 80.000 uomini dell’armata francese tenevano uno stretto triangolo di territorio spagnolo che andava da Pamplona a San Sebastiano con vertice in Toledo. Murat aveva il suo Quartier generale a Madrid con i 30.000 uomini del maresciallo Moncey nelle immediate vicinanze. Più a sud sul Tago c’erano i 24.000 uomini di Dupont e molto a nord della capitale c’erano gli uomini del maresciallo Bessieres e 15.000 uomini dei suoi presidiavano la Vecchia Castiglia mentre i rimanenti 12.000 occupavano parte dell’Aragona . Oltre a questa armata c’era Junot in Portogallo con 25.000 uomini vicino a Lisbona e in altra parte della penisola il contingente di Duhesme con 13.000 uomini che operavano in Catalogna con base a Barcellona. In tutto tra Spagna e Portogallo i francesi avevano circa 120.000 uomini. Inizialmente Napoleone pensò che queste forze sarebbero state sufficienti per ristabilire l’ordine e la legalità perché la maggior parte dei 100.000 uomini dell’esercito spagnolo erano sparsi ai quattro lati della Spagna e quindi incapaci di fronteggiare l’esercito francese anche se circa 30.000 uomini al comando di Blake e Cuesta si trovassero in Galizia e anche in Andalusia sotto il comando di Castanos Napoleone non aveva alcun concetto delle milizie locali e delle leve popolari per cui ordinò al maresciallo Moncey di marciare su Valencia con 10.000 uomini e a Dupont di condurre una colonna volante di 13.000 uomini contro Siviglia e Cordoba e poi di li muovere su Cadice mentre a Bessieres fu dato il triplice incarico di tenere sotto controllo la strada importantissima che collegava Madrid con Burgos e Bayonne , di organizzare una spedizione per conquistare Santander e infine inviare una colonna per occupare Saragozza.. L’imperatore era convinto che queste cinque colonne volanti avrebbero raggiunto rapidamente gli obiettivi prefissati e confidava anche che Giuseppe si sarebbe adoperato per risolvere la situazione; infatti confidava a Talleyrand che “ recherà la soluzione di tutti questi problemi, rialzerà il morale di tutti e porterà al completo ristabilimento della legge e dell’ordine”.Le truppe che Murat aveva a sua disposizione non erano certo delle migliori e questo influenzerà molto la loro capacità di combattere. Il paese era attraversato da ripide catene di montagne con strade pressoché inesistenti , la maggior parte della campagna era sterile e il terreno era più adatto alla guerriglia che non ad una guerra regolare. Pertanto i primi tentativi francesi finirono per fallire perché Moncey non riuscì a prendere Valencia e fu costretto a ripiegare su Madrid lasciando lungo la via della ritirata molti distaccamenti del generale Cervellon; Dupont occupò Cordoba ma presto fu costretto ad evacuarla e a ritirarsi su Andajar. Bessieres dopo aver dovuto affrontare rivolte popolari in ogni città che occupava decise di sospendere la marcia su Santander ; infine la rivolta in Aragona condotta dai fratelli Palafox richiese il totale assedio di Saragozza da parte del generale Verdier con i suoi 8000 uomini.

Alla fine di giugno Napoleone fu costretto ad ammettere il fallimento della sua strategia; il numero dei ribelli era aumentato e nessuna delle colonne aveva raggiunto gli obiettivi fissati. Scrisse infatti al generale Savary che “ nella guerra civile debbono essere occupate tutte le posizioni importanti; non è sufficiente marciare in tutte le direzioni”. Napoleone fu costretto a rivedere i suoi piani e a considerare un nuovo schema di operazioni; non credeva che armate di patrioti “ guidate da monaci” stessero resistendo con successo alle forze francesi e ai loro esperti comandanti ma era evidente che quella combinazione di orgoglio e patriottismo spagnoli fosse un sostituto di più elevate qualità militari. Scrivendo a Giuseppe tracciò una nuova strategia facendo un elenco dettagliato delle priorità per la condotta della campagna. “ L’obiettivo di tutti i nostri sforzi deve essere il mantenimento dell’occupazione di Madrid , dalla quale tutto dipende”. Bessieres in Galizia doveva di nuovo dirigersi su Leon e Santander perché le vie di comunicazione tra Madrid e Bayonne potevano essere minacciate solo dalla Biscaglia in quanto uno sbarco inglese tra Ferrol e Santander era tutt’altro che da escludersi. Dupont che operava in Andalusia con 13.000 uomini doveva ricevere il maggior aiuto possibile in quanto Napoleone sentiva che la più irriducibile opposizione al regno di Giuseppe sarebbe venuta dalle province di Andalusia . per il resto si doveva occupare Saragozza e poi Valencia.
 

Il piano era stato appena trasmesso ai generali quando il maresciallo Bessieres ottenne il successo a Medina del Rio Seco contro i generali Cuesta e Blake e sulle armate di patrioti di pastiglia e Galizia; il 14 luglio uomini delle divisioni dei generali Merle e Monton con un totale di 12.000 uomini assalirono con successo una posizione trincerata difesa da 24.000 spagnoli. Il combattimento fu violento ma alla fine l’armata galiziani di Blake fu spazzata via dalla collina e fu costretta a ripiegare in disordine. Motivo di questa sconfitta fu il rifiuto del generale Cuesta di impegnare in battaglia il grosso dei suoi casigliani composto da 6500 uomini. I francesi non fecero prigionieri. . La guerra di Spagna stava assumendo da entrambe le parti in causa i connotati di una assurda atrocità. La notizia della vittoria indusse Napoleone a modificare i suoi piani; Giuseppe poteva proseguire senza pericoli verso Madrid per salire i gradini del trono che lo attendeva. Adesso che Bessieres teneva in mano la Galizia e gran parte della costa della Biscaglia era giunto il momento di pensare all’attacco del generale Dupont in Andalusia per questo Napoleone decise di portare le sue forze a 25.000 uomini e aggiunse : “ se il maresciallo Bessieres è stato capace di sconfiggere l’armata di Galizia con poca fatica e con scarse perdite impiegando meno di 8000 uomini, il generale Dupont potrà vincere qualsiasi nemico incontrerà sulla sua strada”. Il generale Dupont era un soldato di grande esperienza con un brillante stato di servizio come comandante di divisione sia ad Austerlitz come a Friedland ma non condivideva le previsioni ottimistiche dell’imperatore circa la soluzione della questione Andalusa nonostante i rinforzi ricevuti con l’arrivo della divisione Vedel che portava le sue forze a circa 23.000 uomini. La qualità di queste truppe lasciava molto a desiderare in quanto nella maggior parte costituite da reclute inesperte e con poche idee sulla guerra; inoltre Dupont era preoccupato dalla rabbia sollevata dal sacco di Cordoba poiché l’intera provincia era corsa alle armi e l’armata di Andalusia, forte di 30.000 uomini al comando del generale Castanos, stava per ricevere l’aiuto degli abitanti. Inoltre il generale Savary tardò molto negli invii di rinforzi e quando giunse Vedel mancava ancora all’appello la divisione di Frerè Dupont invece di adottare la decisone più saggia e cioè quella di ripiegare verso i passi della Sierra Morena, , continuò indeciso ad attardarsi nella piana di Andujar e questo fu la sua rovina. Le comunicazioni con Madrid furono messe in serio pericolo e alla fine Dupont ordinò alle sue formazioni il ripiegamento verso i passi montani. La ritirata procedette con estrema lentezza a causa di circa 500 carri carichi di bottino e di 1200 ammalati. Messo in allarme da una notizia secondo la quale le forze spagnole avevano occupato la strada che attraversava la Sierra Morena, Dupont prese una decisione che poi risultò fatale di ordinare al generale Vedel di portarsi avanti ad ogni costo. Il risultato fu che il giorno 18 un vuoto di circa 50 Km separava i due contingenti francesi ; questo era il momento atteso da Castanos e il suo potente esercito formato da regolari e da patrioti.
 



Questo esercito il 19 marciò rapidamente contro le truppe francesi e con l’occupazione della città di Bailen riuscì a inserirsi con 17.000 uomini e 16 cannoni, al comando del generale Redding. tra Dupont e il lontano Vedel. Dupont rimase intrappolato e furono inviati messaggi urgenti a Vedel perché tornasse in soccorso delle truppe francesi isolate. Per 5 volte Dupont fece avanzare i suoi 13.000 uomini per aprirsi la strada verso Bailen ma i suoi attacchi erano troppo frazionati per avere successo e Redding tenne saldamente le sue posizioni.
Inizialmente sembrò che Dupont volesse proseguire nei tentativi di rompere il fronte nemico ma le condizioni delle sue reclute erano così cattive e il morale così basso che decise di rinunciare ad ulteriori attacchi frontali e chiedere un armistizio. Le trattative proseguirono per due giorni e stavano per essere interrotte quando il generale Vedel fece una tardiva apparizione a nord, in risposta alla richiesta del suo superiore, riuscendo a respingere le retroguardie di Redding . Ma Vedel non era un eroe e decise di riportare indietro i suoi uomini invece di tentare di liberare i francesi accerchiati combattendo per attraversare le truppe di Redding. Le trattative furono riprese con le truppe di Dupont ormai allo stremo e quindi gli accordi non apparivano lontani. Nella notte tra il 19 e il 20 luglio Vedel riuscì a sfuggire verso la Sierra Morena ma poi tornò indietro verso Bailen per deporre senza motivazione le armi . Il 21 luglio Dupont in cambio della garanzia di rimpatrio accordò la resa dei reparti suoi e di Vedel .
 



Fu così che 18.000 reclute francesi divennero prigionieri di guerra mentre gli ufficiali superiori furono rilasciati sulla parola. L’avvenimento era di portata storica e la notizia si propagò come un fulmine per la Spagna prima e per l’Europa poi, tanto che per la prima volta la leggenda della invincibilità francese subì una severa scossa. Non deve destare meraviglia quindi se Napoleone fu preso dalla furia e dallo sgomento quando apprese della resa di Dupont che venne arrestato e rimase in prigione per tutta la durata della guerra e anche Vedel venne imprigionato per un certo periodo di tempo. Ma per essere giusti tanto Napoleone quanto Savary avrebbero dovuto condividere la responsabilità di quel disastro. L’armata di Dupont era troppo debole , anche con il rinforzo di Vedel, per conquistare un’area vasta e ostile come l’Andalusia. Dupont commise molti errori soprattutto per essersi attardato troppo nel decidere la ritirata e poi per aver diviso le sue forze e nessuna scusa deve esserci quando Dupont incluse nella resa anche le forze di Vedel che potevano invece sfuggire al disastro. Sarebbero stati salvati almeno 10.000 uomini dal disastro. Napoleone non ebbe modo di perseguire con la sua vendetta i sopravvissuti perché gli spagnoli vennero meno all’accordo di rimpatriare gli uomini di Dupont e solo pochi di loro tornarono a vedere la Francia.. Per molte settimane dopo Bailen sembrò che in Spagna le cose per i francesi non dovessero più andare per il verso giusto. Re Giuseppe evacuò Madrid per ritirarsi verso nord a Burgos che era considerata sicura. Napoleone ordinò al fratello di attestarsi sul fiume Duero ma Giuseppe e Savary continuarono a ritirarsi fino all’Ebro Disse napoleone a al generale Dumas emissario di re Giuseppe: “ Bene, signor generale, mi portate davvero delle belle notizie. Potete dirmi perché il Re di Spagna ha trovato un posto sicuro solo al di là dell’Ebro? Era così pressato da vicino da non potersi fermare sul Duero?. L’aver ripassato i due fiumi equivale ad abbandonare la Spagna!” Questa rapida ritirata non fu il solo risultato della capitolazione di Dupont; il generale Verdier fu costretto a togliere l’assedio da Saragozza e nella vicina Catalogna le truppe del generale Duhesme furono prima respinte a Gerona e quindi bloccate nella città di Barcellona per quattro mesi. Dumas scrisse che “ il disgraziato affare di Bailen aveva nello spazio di pochi giorni cambiato la situazione delle truppe francesi, rianimato i nazionalisti anti- francesi, sconvolto i piani dell’imperatore”. Era comunque in procinto di arrivare un altro colpo che avrebbe scosso la serenità di Napoleone; nel Portogallo il generale Junot si era mostrato capace di mantenere dovunque l’ordine pubblico , ma per fare questo aveva dovuto disperdere le proprie forze in piccoli distaccamenti di polizia sparsi in tutto il paese. Purtroppo ai primi di agosto sir Arthur Wallesley sbarcò nella baia di Montego con circa 9000 uomini. All’inizio i comandanti francesi preoccupati solo dell’ordine interno non avevano dato molta importanza a questo fatto ma dopo poche settimane la presenza delle truppe inglesi si fece sentire. Dopo aver ricevuto in rinforzo una nuova divisione che portava i suoi effettivi a 14.000 uomini, Wallesley inizia a marciare verso Lisbona e tra il 15 3e il 21 agosto le truppe di Junot furono battute in due scontri secondari subendo poi successivamente una sconfitta di vaste proporzioni.
 

Junot commise il classico errore di impegnare separatamente le sue forze contro gli inglesi e i loro alleati. Gli inglesi riuscirono a scacciare due piccoli distaccamenti da Obidos e Rolica sebbene in quest’ultima località dopo un durissimo combattimento e proseguirono battendo Junot e i suoi 13.000 uomini a Cimiero.




I francesi persero 2000 uomini e 13 cannoni. Nella prospettiva di dover combattere una nuova battaglia o rimanere assediato a Lisbona Junot chiese l’armistizio ed i generali inglesi Darlymple e Burrard appena arrivati dall’Inghilterra per rilevare dal comando Wallesley acconsentirono a combinare il rimpatrio del generale francese con i suoi 26.000 uomini, le armi , l’equipaggiamento e il bottino in cambio di una totale evacuazione del Portogallo.

Con quello che fu chiamato il patto di Sintra il 22 agosto i francesi ottennero condizioni molto favorevoli e forse anche il governo britannico si rese conto che erano troppo favorevoli per i francesi, tanto che richiamò in patria i due generali deferendoli ad una commissione d’inchiesta che avrebbe indagato sulla loro ingiustificata indulgenza. La brusca liberazione del Portogallo rafforzò l’idea che i francesi non erano poi così forti come si pensava e questo destò vive speranze in Europa per una possibile liberazione dal giogo francese. Questo insieme di rovesci in Spagna e Portogallo costrinse napoleone a prendere due importanti decisioni e cioè che finalmente aveva capito che era necessario, se si voleva vincere la guerra, rafforzare le unità francesi presenti in Spagna con il trasferimento di veterani dalla Germania e con il suo personale intervento.
Vedo che dopo l’infame capitolazione di Bailen, tutti hanno perso la testa”. “ Mi rendo perfettamente conto che debbo andarci io stesso se voglio che la macchina torni a funzionare”. Emise pertanto gli ordini per il trasferimento dei corpi di Victor, Ney e Mortier dall’Elba ai Pirenei e si accinse a liberarsi degli affari di governo per poter dirigere personalmente la campagna di Spagna.