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Gli Italiani in Africa Orientale. Le Battaglie contro i Dervisci.
(7 voti)
Scritto da Franco Verdoglia   

La Rivolta Mahadista in Sudan (1882-1898).

Dopo l'inaugurazione del canale di Suez (18 XI 1869), l'Inghilterra ottiene dalle potenze europee il controllo dell'Egitto (Congresso di Berlino, 13 VI-13 VII 1878), bombarda con la flotta Alessandria d'Egitto (11 VIII 1882) e sbarca un corpo di spedizione.
Gli inglesi sconfiggono Arabì Pascià a Tel el-Kebir ed occupano l'Egitto ma in Sudan scoppia la rivolta degli estremisti mussulmani Dervisci (da dervisch, che in persiano significa questuante alla porta, mendicante ed identifica un ordine ascetico islamico) guidati da un Mahdi (in arabo significa "Guidato da Dio"), quindi chiamati anche Mahdisti.
Gli insorti sbaragliano gli eserciti anglo-egiziani inviati contro di loro e prendono Khartum, nonostante la strenua difesa dell'eroe inglese Gordon (26 I 1884).
I Dervisci liberano tutto il Sudan, compiono scorrerie verso l'Egitto e verso il Mar Rosso.


La zona delle operazioni


Il Primo Combattimento di AGORDAT (27 VI 1890).

Dalla base di Kassala, i Dervisci compiono scorrerie contro le tribù di Habab (II e VI 1890), che sono sotto protezione della colonia italiana d'Eritrea.
Il colonnello Cortese, comandante del forte di Kheren, è informato (26 VI) che un migliaio di Dervisci hanno saccheggiato il villaggio Dega, ucciso il digal (capo) dei Beni-Amer, rapito un centinaio di donne, e che si sono poi accampati sulle rive del Barca, presso il villaggio di Agordat.
Le stime riportano 100 dervisci a cavallo, 600 dervisci con fucile e 300 dervisci armati di lancia, guidati dall'emiro Ibrahim Faragiallah.
Il capitano Gustavo Fara con la 1a e la 2a compagnia del 1o battaglione indigeni (230 uomini e 6 ufficiali) raggiunge la valle del Barca per tagliare la ritirata ai predoni, ed li sorprende in marcia (27 VI).
Con alcune scariche di fucileria e una carica alla baionetta i dervisci sono dispersi lasciando 250 caduti.
Gli italiani hanno 3 caduti ed 8 feriti, recuperano il bottino, liberano 400 prigionieri, catturano 116 fucili, 4 bandiere, più altre 3 durante l'inseguimento.
Lo scontro è la prima vittoria italiana in Eritrea. Il capitano Fara è decorato con la croce dell'Ordine di Savoia; i tenenti De Cristoforis, Spreafico ed Issel ricevono la medaglia d'argento e sono inoltre date 3 medaglie di bronzo.
Nella ritirata i dervisci sono attaccati dagli indigeni baria e solo 60 tornano a Kassala.
Gli italiani occupano la regione come avanposto contro le scorrerie dei dervisci e la presidiano con una compagnia nel forte di Agordat.
Sono aperte trattative con l'Inghilterra per definire il confine tra Sudan ed Eritrea e concordare azioni comuni contro i dervisci, ma falliscono (11 X 1890).

Il Combattimento di SEROBETI (16 VI 1892).

L'emiro Hibraim Muss Amil con 100 dervisci a cavallo ed 800 dervisci armati di fucili effettua una razzia nella valle di Serobeti.
Il capitano Stefano Hidalgo ed il tenente Michele Spreafico con la 4a compagnia del 1o battaglione indigeni (120 uomini) e 200 indigeni baria attaccano i dervisci (pomeriggio del 16 V 1892) e dopo quasi due ore di combattimenti li disperdono, causando 40 caduti.
I vincitori catturano un centinaio di prigionieri, 6 bandiere, 150 fucili e recuperano il bottino, al prezzo di 3 caduti ed 8 feriti.


La Battaglia di AGORDAT (21 XII 1893) - La Prima vittoria dell'Esercito Italiano.

Gli Italiani sono informati di preparativi militari dervisci contro l'Eritrea (XII 1893).

I Dervisci.
Ahmed Wad Alì emiro di Gheraref dispone di 6.000 dervisci armati di fucile Remmington, 4.000 dervisci armati di lancia e 1.500 cavalli.
I guerrieri sono disciplinati, motivati e veterani delle guerre contro gli abissini, i scilluch e gli egiziani. Sono inquadrati in 4 rub (corpi) guidati dagli emiri Abdalla Ibraim (già colonnello dell'esercito egiziano), Abdel er-Rasul, Abdalla Daggasc ed Addacher Ahmed.

Gli Italiani.
Gli italiani scoprono che i dervisci avanzano in un'unica colonna verso il forte di Agordat. Le forze italiane si concentrano al forte e si schierano prima del loro arrivo (mattina del 21 XII).

  • All'ala destra il IIo battaglione fanteria indigeni (Capitano Fadda - 757 uomini in 4 compagnie).
    La 3a compagnia presidia il forte con la 2a batteria di montagna (capitano Bianchini - 4 pezzi). Tra il forte ed il fiume c'è la 4a compagnia.
    Le altre due compagnie restano di riserva in posizione centrale con le bande del Barca (tenente Miani - 252 uomini) e con gli squadroni indigeni Asmara (123 uomini) e Kheren (101 uomini), guidati dal capitano Framarin.

  • All'ala destra, su un'altura, il colonnello Giuseppe Galliano guida un battaglione misto (734 uomini), formato dalla 1a e 3a compagnia del IIIo battaglione e dalla 1a e 3a compagnia del IVo battaglione, con la 1a batteria da montagna (capitano Federico Cicco di Cola - 4 pezzi).

In totale 42 ufficiali, 33 soldati nazionali e 2.106 indigeni, guidati dal tenente colonnello Giuseppe Edoardo Arimondi.


Mappa della battaglia di Agordat


La Battaglia.
I dervisci tagliano la linea telegrafica, passano il Barca e saccheggiano i villaggi di Algheden e Sebdorat, a 3 chilometri dal forte, poi attendono la notte per attaccare il forte oppure aggirarlo.
12:15 - Il tenente colonnello Arimondi decide di prevenire l'attacco ed ordina al colonnello Galliano ed al colonnello Cortese di avanzare verso il fianco sinistro degli avversari.
Il capitano Fadda avanza frontalmente, attraversando le palme sulla riva del Barca con la 2a e la 4a compagnia del IIo battaglione.
Di riserva rimane la 1a compagnia del IIo battaglione che occupa la collina lasciata libera, e le truppe del forte.
12:30 - Dopo una breve sosta al torrente Damtai, l'ala destra si apposta sulla sponda sinistra del torrente Inchierai ed apre il fuoco con i cannoni, poi anche con i fucili, mentre l'artiglieria del forte appoggia l'attacco frontale.
I dervisci reagiscono contrattaccando in massa il battaglione Galliano con un vantaggio numerico 6 a 1, mentre la cavalleria derviscia ne avvolge il fianco destro.
12:50 - Gli Italiani perdono 4 ufficiali (anche il cavallo di Galliano è ferito) e la pressione nemica li costringe a ritirarsi ordinatamente per scaglioni dietro il torrente Damtai.
La batteria dopo aver tirato quattro salve a mitraglia, l'ultima da 50 metri, cerca di ripiegare ma i muli appena caricati sono uccisi ed i pezzi sono abbandonati.
Anche le due compagnie del capitano Fadda sono costrette a retrocedere ma parte si disordinano.
13:00 - Arimondi fa intervenire la riserva.
La 1a compagnia del IIo battaglione con i due squadroni appiedati sostengono l'ala destra che al secondo tentativo ripassa il Damtai, recuperando anche l'artiglieria.
La 3a compagnia del IIo battaglione sostiene l'ala sinistra consentendo al capitano Fadda di riordinare le sue compagnie.
14:20 - Lo schieramento italiano prosegue l'avanzata ed esegue una conversione a sinistra, investendo il campo del nemico che oramai si ritira.
Uno shrapnel esplode presso Ahmed Alí uccidendolo. Privi del comandante, i dervisci vanno definitivamente in rotta e fuggono ripassando il Barca.
17:30 - Il colonnello Cortese con la 1a e 3a compagnia del IIIo battaglione e con 3 compagnie del IVo cessa l'inseguimento, senza essere riuscito ad agganciare i fuggitivi.
A sera al forte giunge anche la colonna Persico.

Bilancio della Battaglia.
In tre ore gli italiani hanno sparato 80.000 colpi di fucile e 210 dalle batterie del forte.
I dervisci lasciano sul campo l'emiro Ahmed Alí, un migliaio di caduti, un migliaio tra feriti, dispersi e prigionieri, 73 bandiere, 700 fucili, una mitraglia, numerose cotte di maglia, la tenda rossa catturata al negus Johannes, una tromba di ottone fabbricata a Milano e due cammelli carichi di catene, prevedendo di sconfiggere e catturare il presidio del forte.
Alcuni prigionieri dervisci confessano che lo schieramento in linea assunto dagli italiani li ha sorpresi, essendo abituati ad affrontare il quadrato inglese concentrando l'attacco in un'unico punto.
Gli italiani hanno 3 ufficiali caduti e due feriti, un soldato italiano caduto e un ferito, 104 indigeni caduti e 121 feriti.
Arimondi riceve la promozione a generale, Galliano a maggiore ed una medaglia d'oro, inoltre sono date altre 12 nomine a cavalierati, 39 medaglie d'argento e 42 di bronzo.
Lo scontro è chiamato "Secondo combattimento di Agordat" ed il nome "Agordat" è dato ad un incrociatore-torpediniere.

Kassala



L'Occupazione di KASSALA (16 VII 1894).

Nonostante la sconfitta i dervisci mantengono le loro intenzioni offensive e radunano a Kassala 2.000 uomini, con 600 cavalli e 400 fucili (VI 1894).
Il generale Oreste Baratieri decide di occupare Kassala ed aporofitta della piena del fiume Atbara, che ostacola all'avversario l'invio di rinforzi da Khartum, per tentare un attacco di sorpresa.
Gli italiani escono da Agordat (12 VII) guidati dal generale Oreste Baratieri:

  • Maggiore Domenico Turitto - Io battaglione indigeni: 1a, 3a e 5a compagnia.

  • Maggiore Stefano Hidalgo - IIo battaglione indigeni: 5 compagnie.

  • Capitano Teobaldo Folchi - IIIo battaglione indigeni: 1a, 2a e 4a compagnia.

  • Capitano Ruffilo Perino - 2a compagnia del IVo battaglione indigeni.

  • Tenente Marzio Manfredini - Una sezione della 1a batteria da montagna (2 pezzi).

  • Capitano Francesco Carchidio - Squadrone indigeni Kheren (92 uomini).

  • Tenente Gaetano Giardino - bande del Barca (Sabderat e Ad Omar).

  • Servizi (sanità, telegrafo, tappa).

In tutto 56 ufficiali, 31 italiani di truppa, 16 jubasci, 2.510 ascari, 146 cavalli, 248 muli e 18 cammelli.
La marcia procede celermente, di nascosto ai dervisci. Gli italiani raggiungono Dunquat (13 VII), Arasciait (14 VII), Uacca (15 VII) e Sabderat (16 VII). La notte gli Italiani iniziano la marcia di avvicinamento.

  • L'avanguardia è guidata dal maggiore Hidalgo, ed è composta dal IIo battaglione, su 3 compagnie, e le bande.

  • Il grosso e la retroguardia seguono appresso uniti, con l'artiglieria davanti e la cavalleria alle spalle.

  • Al campo rimane solo una compagnia con le salmerie.

6:00 - La colonna italiana giunge al piano di Kassala ed assume la formazione in due quadrati. Quello all'avanguardia è al comando del maggiore Hidalgo, il grosso del generale Baratieri.
Gli italiani avvistano le famiglie dervisce fuggire da Kassala passando il fiume Gasc, e verso sud la cavalleria baggara e giaalin, che era uscita da Kassala per effettuare una scorreria.
7:00 - Il quadrato è disturbato dalla cavalleria avversaria. I cavalieri baggari e giaalin fuggono dopo pochi colpi e vengono prontamente inseguiti dallo squadrone ascari che esce dal quadrato deciso a sfruttare il successo. Invece altri cavalieri dervisci sono nascosti nella boscaglia e lo squadrone ascari subisce il contrattacco nemico, lasciando 18 caduti, tra i quali il capitano Carchidio, più 8 feriti.
La cavalleria ascara si ritira all'interno del quadrato che continua ad avanzare, mentre quella avversaria si limita a stormeggiare.
8:00 - La 2a e la 4a compagnia del IIIo battaglione raggiungono l'avanguardia italiana a 300 metri da Kassala e l'abitato è occupato. Gli ultimi combattimenti sono effettuati tra le costruzioni, poi i dervisci rimasti si ritirano velocemente.

mappa della battaglia di Kassala


Il maggiore Turitto con 4 compagnie insegue inutilmente i dervisci per 3 giorni.
Nello scontro gli italiani hanno 9 caduti e 32 feriti, tra questi Ali Nurin, capo della banda Sabderat, e Mohamed Aroda, capo della banda Ad Omar, mentre i dervisci perdono 2.600 uomini.
Il bottino ammonta a 600 fucili, 700 lance, 100 sciabole, 50 pistole, 52 bandiere, 10 negarit (grossi tamburi da guerra), 5 tamburi, 10 maglie di ferro, 12 cavalli, 35 asini, 12 cammelli, 2 cannoni da montagna e mumerosi armenti.
I vincitori ricevono 7 nomine a cavalierati, una medaglia d'oro (Carchidio), 13 d'argento, 39 di bronzo, 29 encomi ed il capitano Tommaso Salsa è promosso maggiore.
Il 23 luglio il grosso rientra alle basi, lasciando a presidio il maggiore Turitto con il Io battaglione, una compagnia del IVo, le bande e una sezione di artiglieria da montagna. Gli italiani iniziano la costruzione del "Forte Baratieri".


Il Combattimento di GULUSIT (22 II 1896).

Sapendo che gli italiani sono impegnati a sud contro gli abissini, i dervisci tornano all'offensiva nella zona di Kassala, compiendo scorrerie (XII 1895 e I 1896).
Il corpo del Ghedaref consiste in 4 rub (reparti) e un endadia (riserva), per un totale di 4.000 fanti, 1.000 cavalli ed alcune centinaia di lance.
L'avanguardia dei dervisci, 200 cavalieri e 500 fanti, giunge alle piantagioni di Gulusit, 2 chilometri a nord di Kassala, ed attacca i 100 ascari di presidio che anche vi lavorano, guidati dal jusbasci Ahmed Agà Din (del IIo battaglione indigeni).
Gli attaccanti investono anche Futa, località poco distante a sud-ovest, presidiata da 35 uomini. Dopo un'accanita resistenza, i due presidi ripiegano lasciando 2 caduti ed 11 feriti.
Le piantagioni vengono occupate dai dervisci, raggiunti dal grosso (25 II), e sul luogo viene costruito un dem (campo trinceato).


Il Combattimento di SEBDERAT (8 III 1896).

Una banda di dervisci (500 fanti e 150 cavalieri) investe frontalmente ed alle spalle il villaggio di Sebderat (ore 5:15 dell'8 III 1896), 30 chilometri a est di Kassala.
La posizione si trova sulla strada che collega il forte con Agordat ed è difesa dalle bande di Alì Nurin, capo del Sabderat.
L'attacco costringe la banda del Sabderat a ritirarsi ma i dervisci sono fermati dall'intervento di 20 ascari guidati da due telegrafisti del genio di presidio alla stazione in cima al monte Aurà, accorsi dopo i primi spari.
Dopo aver saccheggiato le abitazioni della banda del Sabderat, i dervisci ritornano all'assalto ma appena uno dei loro capi è messo fuori combattimento, subito si ritirano.
La banda del Sabderat in questo scontro ha 3 caduti e 10 feriti contro i 43 caduti dervisci.


Il Secondo Combattimento di SEBDERAT (18 III 1896).

I dervisci si avvicinano a Kassala, si fortificano a Tocfur (14 III) ed iniziano l'accerchiamento del forte italiano: occupano mente Mokram e la Cadmia (17 III), mentre un gruppo si apposta presso il lato sud della gola di Sebderat.
Il fortino di Sebderat è nuovamente attaccato (ore 6:30 del 18 III).
Il presidio ammonta a 100 uomini guidati dal jusbasci Serur Agà er-Radi e dalla banda del Sebderat.
Gli attaccanti si dividono in tre gruppi, attraversano il fiume ed investono il fortino frontalmente, a destra e sul retro. I difensori si ritirano a scaglioni verso la cima del monte Aurà dove sono raggiunti ed affiancati da 20 ascari a cavallo, guidati dal soldato telegrafista del genio Figna Ificrate.
A metà strada gli ascari si riordinano, costringono i dervisci a ritirarsi e respingono altri quattro attacchi.
Anche due tentativi dei dervisci di abbeverarsi ai pozzi, sono sventati dal violento fuoco degli ascari.
Visti vani gli assalti, i dervisci si ritirano.


L'Investimento di Kassala.

Il forte di Kassala ha pianta pentagonale, è munito di 2 capponiere, 2 piazzole con 6 pezzi ognuna, ed un tamburo all'ingresso. Il muro perimetrale è in mattoni, ha uno sviluppo di 500 metri, è alto 2,60 metri e spesso 1,10. La costruzione è circondata da zeriba (rami spinosi), da un reticolato largo 8 metri e un fosso largo 5 e profondo 3. L' artiglieria ammonta a 4 pezzi da 9 cm, 2 da 7 cm e 4 mitraglieri a 2 canne.
Il terreno intorno è sgombro, tranne a sud ove c'è della vegetazione, e a sud-ovest dove dove ci sono edifici e ruderi.
Gli assedianti ammontano a 4.000 fanti, 1.000 cavalieri ed alcune centinaia di lance, guidati da Amir Ahmed Fadil.
Il presidio è di 20 ufficiali, 82 soldati italiani e 1.225 ascari.

16 II - Al forte giunge il capitano Speck con l'VIIIo battaglione indigeni, ricostruito dopo Adua e forte di 400 uomini del Chitet e di Agordat, e con un plotone di cavalleria. La colonna ha portato indisturbata ben 500 cammelli con i rifornimenti necessari alla resistenza del forte.
19 III - Durante la notte i dervisci iniziano a disturbare la guarnigione con scontri di fucileria.
23 III - Da Agordat partono i primi scaglioni della colonna di soccorso guidata dal maggiore Stevani (h 15).
La colonna (2.500 uomini) è obbligata a scaglionarsi per la scarsezza d'acqua lungo il percorso e a marciare solo di notte a causa del caldo. Le truppe sono già demoralizzate per la recente cocente sconfitta di Adua.
25 III - I dervisci aprono il fuoco dal monte Mokram contro il forte con due vecchi cannoni da montagna catturati agli Egiziani, senza alcun risultato.
27 III - Durante la notte sul 28 gli assedianti cominciano la realizzazione di fossi, siepi e muri a secco a 2 chilometri a nord e a est del forte, poi si avvicinano anche da sud e da sud-ovest.
L'assedio ha già causato ai difensori 2 caduti e 20 feriti, oltre a quelli di Gulusit, e 2 caduti e 9 feriti tra i civili.
28 III - Le avanguardie della colonna Stevani giungono a Sabderat.
31 III - Giunge a Sabderat il grosso della colonna Stevani che durante la marcia ha perso un terzo degli efettivi, principalmente per diserzioni.


Il Combattimento di Monte MOKRAM (2 IV 1896).

Il primo obiettivo della colonna Stevani è lo sfollamento delle bocche inutili dal forte, circa 2.000 civili e invalidi.
17:00 - La colonna esce da Sabderat (1 IV) ed avanza in quadrato verso il monte Mokram, che viene aggirato da nord.
Il colonnello Stevani dispone di 3 battaglioni indigeni (IIIo, VIIo ed VIIIo guidati rispettivamente dai capitani Zoli, De Bernardis e dal maggiore Amadasi), e di una sezione di artiglieria da montagna indigena (tenente Racina).
20:15 - Giunge a Sebderat il VIo battaglione (capitano Vignola), retroguardia della colonna Stevani, dopo una marcia di 60 chilometri in 20 ore.
21:15 - Dopo un ora di riposo il VIo battaglione esce da Sebderat diretto alle falde meridionali del monte Mokram che deve presidiare per coprire il rientro del grosso della colonna.
24:00 - Il grosso della colonna giunge indisturbata nel piano di Kassala ma gli sfollati non le sono venuti incontro.
2:00 - Il grosso della colonna entra nel forte aggravando la situazione logistica.
2:30 - Il VIo battaglione raggiunge la posizione assegnatagli, ignaro che la colonna è già all'interno del forte.
2:45 - I dervisci assaltano il battaglione isolato. Inizia lo scambio di fucileria e gli spari richiamano il grosso della colonna dal forte: i 3 battaglioni e la sezione d'artiglieria da montagna indigena, rinforzati dal IIo battaglione ed una sezione d'artiglieria della guarnigione.

mappa della battaglia di Mokram


Durante la marcia, a causa dell'oscurità, il IIIo ed il VIIIo battaglione (450 uomini) si scambiano erroneamente alcune fucilate; il maggiore Amadasi viene ferito gravemente.
Alcuni dervisci si avvicinano al forte e scambiano fucilate con gli uomini del Chiter, rimasti di guarnigione al comando del capitano Speck.
3:30 - La colonna raggiunge il battaglione attaccato.
Alle prime luci gli italiani si schierano ma i dervisci sono già in ritirata verso nord-ovest del Mokram e verso sud.
Alcuni gruppi di dervisci appostati nella gola e nella Cadmia sono facilmente dispersi e lasciano circa 50 caduti e 30 prigionieri.
15:00 - Le bocche inutili iniziano lo sgombro scortate da due compagnie.
17:00 - Le due compagnie iniziano il rientro al forte mentre gli sfollati continuano la marcia.
21:00 - Gli sfollati giungono a Sabderat.


Il Combattimento di TUCRUF (3 IV 1896).

Il giorno successivo gli italiani attaccano l'accampamento fortificato dei dervisci a Tucruf (3 IV) ma il terreno non è stato adeguatamente esplorato.
Il campo dei dervisci è composto di una robusta palizzata di 2 o 3 file di tronchi intercalate da terra. È circondato da zeriba (rami spinosi), internamente ha due file di trincee concentriche a sezione trapezioidale, utili a ripararsi dagli shrapnel. Vi sono poi fossi e tettoie.

 

mappa della battaglia di Tucruf



6:00 - Gli Italiani escono dal forte guidati dal colonnello Stevani, si dispongono in quadrato e iniziano la marcia a semicerchio verso il campo nemico a Tucruf, mentre dal forte di Kassala i pezzi da 9 cm aprono il fuoco su Tucruf, a 4.000-4.600 metri di distanza.
Il fronte è tenuto da 3 compagnie del IIo battaglione affiancate da 2 sezioni di artiglieria da montagna.
Sul fianco destro marciano i battaglioni IIIo (capitano Zoli) e VIo (capitano Vignola).
Sul fianco sinistro marciano il VIIo battaglione (capitano De Bernardis) ed una compagnia dell'VIIIo.
In coda al quadrato marciano due compagnie dell'VIIIo battaglione, una del IIo e la banda di Kassala.
Al centro del quadrato c'è un plotone di cavalleria.
In totale sono 62 ufficiali, 31 graduati italiani e 2.600 ascari.
7:30 - Il quadrato giunge a due chilometri dal forte ed apre il fuoco con l'artiglieria, impegnata anche a tenere a distanza la cavalleria baggara che è comparsa sulla destra.
Avvicinandosi ancora è vista la polvere di persone che si allontanano (sono le donne e gli inermi che ripiegano su Gulusit) e gli esploratori giunti a 400 metri non vedono segni della presenza del nemico.
8:00 - Il campo è creduto abbandonato, ma quando una compagnia del IIo battaglione si avvicina a 200 metri è fatta a segno da un nutrito fuoco che le causa perdite gravissime.
I lati del quadrato sono velocemente spiegati ed il campo è investito da tutti i lati al di qua del fiume Gasc. I dervisci reagiscono con un intenso fuoco che blocca il IIIo battaglione sulla destra mentre la sinistra riesce a penetrare attraverso la cinta estenrna presso il greto del Gasc, ma le posizioni dominanti dei difensori ed il terreno esposto (è stato sgombrato dai possibili ripari) lo contringe a ritirarsi.
8:15 - Gli attaccanti iniziano a ritirarsi a gruppi fuori dalla zona battuta, ributtando un tentativo di inseguimento.
8:20 - Gli Italiani riassumono la formazione a quadrato ed iniziano la marcia di rientro mentre la cavalleria nemica si tiene a distanza.
L'azione ha causato la perdita di 4 ufficiali caduti e 7 feriti, 157 ascari caduti e 344 feriti, pari a circa 1/5 degli effettivi. I dervisci hanno subito perdide lievi.

La Fine dell'Assedio di Kassala.

Giunge l'ordine di sgomberare Kassala (4 IV). Inizia quindi l'evaquazione dei feriti (6 IV), sotto la protezione del cannonneggiamento del campo dal forte che prosegue per due giorni (fino all'alba dell'8 IV), effettuato allo scopo di consumare le munizioni. I dervisci, temendo un nuovo attacco, hanno frattanto sgombrato Tucruf, Gulusit e si sono ritirati (notte sul 7 IV).
Per la liberazione di Kassala vengono assegnate 11 medaglie d'argento e 4 di bronzo. Kassala non è sgomberata ma a seguito delle trattative con l'Abissinia è ceduta all'Inghilterra (19 XII 1897).
La vittoria inglese a Omdurmán (2 IX 1898) segna la fine della grande rivolta madhista.

il fortino di Kassala

 


Letture Consigliate.

Segnalo "Le Guerre Coloniali Italiane 1885/1900" dell'Editrice Militare Italiana (MI 1988), serie "De Bello" 07, con testoe tavole a colori di Raffaele Ruggeri. Si tratta di un libro in stile Osprey, contiene sia il testo in italiano che in inglese, 10 tavole uniformologiche a colori, cartine, foto ed una biblografia essenziale. Tratta principalmente le guerre contro gli abissini e dedica 3 pagine al confronto con i dervisci.
Possono essere anche letti "La Guerra in Africa" di Vico Mantegazza e "La Prima Guerra d'Africa" di Roberto Battaglia (cercateli in biblioteca).
Dalla biblioteca del nonno è saltato fuori il libro che ha dato il via a questo articolo: "La Guerra d'Africa (1895-1896)" di Agostino Galbi (Edizioni Tiber - ROMA 1030) della collezione "Le Grandi Guerre", ricco di informazioni, tabelle, cartine e una vasta biblografia.
"Gli Italiani in Africa Orientale" di Angelo del Boca è un classico, utilizzato anche come testo universitario, e tratta molti altri aspetti oltre a quello militare.